Corazze ideologiche necessita una equilibrio per collaborare – La metafora di LE DUE AMICHE IN VACANZA


Riprendo il filone “metafore” per aiutare a riflettere sulla tendenza diffusa di estremizzare la propria posizione in azienda o all’interno di un sottogruppo di lavoro. Non si creano  i giusti collegamenti per lo sviluppo di percorsi comuni e condivisi. Quando ci si chiude nelle proprie ideologie e si diventa così ciechi e quindi privi della possibilità di cogliere innovazione e aperture. Così come si diventa sordi e quindi privi di creare o mantenere collaborazione ed integrazione di ruoli e mansioni.

” Due amiche stanno facendo una passeggiata sul lago, tutte fiere di essere finalmente in vacanza e poter chiacchierare piacevolmente dopo un lungo anno di lavoro e famiglia. Ad un certo punto Sole dice: << ognuno di noi vive del proprio passato ed è condizionato da quello che ha fatto, costretto a ripetere e a fare le stesse cose!>> << Ma non è affatto vero! >> dice Chiara indispettita e quasi arrabbiata.  << Noi tutti siamo condizionati dai nostri ideali, dai nostri sogni ed aspirazioni e da essi costruiamo e sviluppiamo i nostri progetti di vita!!>> Sole con tono fermo ribadisce il suo punto di vista e porta tanti esempi di amiche e colleghe, persone che entrambe conoscono. Mentre parla  è talmente presa dalla sua convinzione  che neanche si accorge che Chiara non la sta ascoltando perché  tutta intenta a pensare come controbatterla. Così Chiara appena Sole prende fiato riparte con le sue testimonianze a sostegno  di ciò di cui è convinta. Ancora una volta Sole non sta ad ascoltare pensando a come potere controbattere l’amica.

Ad un tratto sono rapite da un urlo di donna, girano lo sguardo e vedono una ragazza giovane stesa sul marciapiede, le vanno incontro per aiutarla a rialzarsi e capire cosa sia successo. La ragazza un po’ sanguinante si rialza e spiega che stava camminando guardando verso il lago, non si è accorta di una bici sul marciapiede, ha inciampato ed ha sbattuto il ginocchio sul cordolo. Niente di preoccupante ma fa male. La giovane ringrazia per l’aiuto ricevuto e se ne va.

Le due amiche riprendono la discussione, ma ora sia l’una che l’altra cominciano a guardarsi ed ad ascoltare cercando di capire la posizione dell’amica. Mentre continuano a parlare sentono il pianto di un gattino che caduto in acqua non riesce ad uscire e ritornare a riva. Chiara che sa nuotare si tuffa  e lo riporta all’asciutto. Il gattino fa due fusa  e si allontana non prima di essersi girato quasi a ringraziare Chiara. Sole riprende il suo discorso cominciando a porre a Chiara alcune domande per meglio capire la sua posizione e Chiara fa la stessa cosa con Sole.

Ad un tratto se pur immerse nel loro discorso che è diventato intenso e collaborativo, sentono un bimbo che le chiama dall’alto di una pianta in lato al marciapiede. Il bimbo disperato racconta loro di essere salito sull’albero per provare a vedere tutto il lago  dall’alto, ma ora non riesce più a scendere e ha tanta paura, non sa come poter fare, teme di cadere e farsi male.

Insieme Sole e Chiara studiato il modo più sicuro per farlo scendere, un po’ si arrampicano, un po’ lo guidano. Il bimbo riesce a scendere e felice dice loro che racconterà la sua avventura agli amichetti, dicendo loro che prima di salire in alto bisogna anche sapere o capire come scendere poi.

Le amiche riprendono la loro passeggiata, ora in silenzio, ognuna assorta nei propri pensieri. Ad un tratto si fermano e rivolta l’una verso l’altra quasi insieme si dicono: << Forse hai ragione tu>>”

Una buona strategia aziendale non può non tenere conto delle dinamiche che interagiscono fra passato, presente e futuro.

Le soluzioni vanno cercate collaborando e trovate mantenendo un giusto equilibrio fra bisogni e realtà.

Olimpia

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Essere impresa familiare oggi offre valore aggiunto.

L’AIDAF (Associazione italiana aziende familiari) proporrà oggi all’Università Bocconi di Milano, uno studio effettuato cogliendo elementi rappresentativi di più di 4.000 aziende familiari italiane. I dati raccolti e confrontati, portano ad un risultato confortante : le imprese medio grandi a conduzione familiare sono state in grado di far fronte all’attuale crisi, creando per contro nuovi posti di lavoro.

Pare quindi che al contrario di quanto si sosteneva negli anni passati nel nostro mondo capitalista, le imprese familiari non siano state un ostacolo allo sviluppo, ma abbiano messo in campo forze e sinergie positive per superare il periodo avverso.

Sicuramente hanno impiegato anche capitale proprio per sopperire a momenti di necessario investimento, non dipendendo così solo dal capitale di terzi, hanno attenuato  gli effetti della stretta creditizia in atto. Ovvio che chi lo ha fatto è stato negli anni passati tesoriere attento e lungimirante.

Alcune hanno intrapreso un cammino di cambiamento per fronteggiare il cambio generazionale; hanno pianificato formazione, sviluppo ed integrazione delle risorse umane interne. Altre sono riuscite a cambiare mercato, concentrando gli investimenti nei paesi esteri di maggiore interesse per il settore del proprio business caratteristico. Ecco quindi che l’impresa familiare diventa ed è per il tessuto economico del nostro paese una forte speranza, contrariamente ad ogni aspettativa culturale.

Devo confermare che nel mio cammino professionale degli ultimi mesi, ho potuto toccare con mano questo aspetto e verificare una tenacia, resilienza e capacità di volgere lo sguardo verso nuovi orizzonti, veramente lodevoli e degni di un tessuto imprenditoriale vero e sano di idee.

Il sistema Italia non le aiuta, ma proprio per questo sono alla ricerca continua di alternative e soluzioni concrete, dimostrando di credere nel proprio DNA FAMILIARE, base indispensabile per continuare a pensare che l’Italia creda in noi .

Olimpia

 

 

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