DIFFERENZA TRA NETWORK di …….E RETE di ……

Mi sono detta “argomento banale”, poi invece confrontandomi con alcune persone della mia RETE DI CONOSCENZE, ho scoperto che poi così banale non è.

Inutile poi andare a vedere sul web e capire cosa se ne dice, quali sono le definizioni, occorre avere provato sulla propria pelle e capito cosa significhi mettere in pratica il desiderio di essere in un Network di professionisti/imprese/persone o appartenere ad una rete VERA di professionisti/imprese/persone.

Si perché, altra distinzione molto importante, ci sono RETI VERE e RETI NON VERE, reti cioè che sono nate sulla carta per voler condividere un network o un desiderio di appartenere ad un gruppo e quindi mettersi un cappello ( uguale RETE NON VERA) e reti, a mio avviso poche, che prima hanno sperimentato il significato di essere rete, poi hanno maturato la voglia di esserlo e poi ancora hanno concretizzato il desiderio di condivisione fondando  un gruppo di lavoro, una associazione, una società e hanno iniziato a condividere regole, ripartire costi; hanno maturato un forte senso di appartenenza e di amore amicale fra persone appartenenti ad un gruppo di ….

AMORE AMICALE, due parole per un concetto talmente forte da muovere tutte le leve necessarie per aprire le porte ed avviare sviluppo, crescita, inventiva, innovazione ed apertura di frontiere.

Per intenderci:

– avere un buon network ci può aiutare a farci sentire potenti,importanti e meno soli: “ conosco 100 persone, ho il loro numero di telefono, la loro mail, mi riconoscono se ci incontriamo per strada, prendiamo almeno una volta all’anno un caffè al bar insieme, ci sorridiamo pure, ci scambiamo opportunità ” Sai quanti caffè prendo, quanti sorrisi ricevo, quante persone mi salutano, quanti numeri di telefono ho nel mio smartphone, quante mail ricevo, quante opportunità di contatto creo?

Veramente tante le cose che riesco a fare (e io ho parlato di 100 contatti non 300 o  500….)

-avere una buona rete ci fa sentire potenti ed importanti: “ condivido il mio lavoro con 10 persone, spesso sviluppiamo insieme idee, spesso cresciamo insieme, spesso inventiamo insieme, spesso innoviamo il nostro modo di offrirci agli altri, spesso valichiamo i confini senza timore per poterlo raccontare, sempre impariamo gli uni dagli altri e non siamo gelosi di donare agli altri ciò che abbiamo imparato ” Sai quanto riesco ad inventare, sai quanto riesco a sviluppare, sai quanto riesco ad imparare, sai quanto riesco a cambiare ( innovare), sai quante paure riesco a superare, sai quanto cammino riesco a fare?

Veramente tante le cose che riesco a fare ( e io ho parlato di 10 persone, non di 15 o 20)

Che ne dite c’è differenza?

Per essere rete di … e società o associazione,  occorre lavorare prima su aspetti motivazionali, di stima e di fiducia reciproca per poi arrivare alla condivisone di regole ed obiettivi comuni e sviluppare anche lavoro e business.

Per esse network di….non occorre lavorare su nulla, basta condividere contatti e coltivarli un minimo perché il contatto non muoia. Insomma basta  incontrarci qualche volta al bar, al telefono, via mail. Facebook è la stessa cosa, manca solo il caffè e la stretta di mano e già ci fa sentire meno soli….. e sviluppa business…

 

Olimpia

 

Social:

ETICA D’IMPRESA E MERCATO GLOBALE . ” Non è perchè le cose sono difficili… ( Seneca)

Spesso aprendo il sito di un’impresa strutturata,  ci imbattiamo nel codice etico. La stessa certificazione della responsabilità sociale d’impresa, secondo la norma SA8000, prevede la redazione di un documento di bilancio delle prestazioni aziendali in termini di “conduzione etica degli affari” e corretta gestione del personale.

Così si parla spesso di etica di impresa, quasi a significare che nell’organizzazione interna delle aziende, possano prendere corpo e svilupparsi concezioni etiche che esulino o non debbano tenere conto o avere correlazione, con le concezioni etiche presenti nella società di tutti i giorni. In realtà l’impresa è in un sistema aperto ed è condotta da persone che vivono nel contesto storico, politico, culturale di ogni giorno.

Difficile poter definire e percorrere all’interno dell’azienda quei valori etici che il contesto socio-economico non riconosce.

L’economia globalizzata basata sulla gestione integrata delle conoscenze aumenta il livello di eticità, dando origine a spinte evolutive positive, ma produce effetti che frenano i comportamenti etici dell’azienda.

Sicuramente sono da ritenere spinte evolutive la trasparenza, la qualità, la cooperazione e la salvaguardia dell’ambiente.

La trasparenza diventa un elemento essenziale per la permanenza sui mercati dove rimangono le strutture più performanti e virtuose.

La qualità assume valore in un’economia sempre tesa a promuovere i servizi di alto valore che vengono offerti in sostituzione e integrazioni dei beni.

La cooperazione diventa indispensabile per integrare competenze e ruoli più flessibili, per non parlare della necessaria condivisione delle responsabilità.

 

Divengono invece effetti frenanti le diversità dei vari mercati che spingono le imprese a collocare le loro attività dove vi è la possibilità di impiegare meno risorse  ( minori costi del lavoro, minori imposte, minori oneri finanziari). Tutto con il fine di operare in condizioni di vantaggio competitivo.

La finanza domina poi l’economia.

La responsabilità sociale d’impresa quale componente del sistema è sicuramente importante, ma la creazione o mantenimento dei valori deve aprirsi alle differenti categorie di prestatori di interesse, mantenendo posizioni di equilibrio economico finanziario e startegico con gli interlocutori dei vari mercati.

non è perchè le cose sono diffcili che non osiamo, ma perchè non osiamo che sono difficili

                                                                                                                                                                                      Seneca

A voi i commenti davanti alla purezza di un cristallo rosa.

 

Olimpia

Social:

Il capitale umano. Dove lo postiamo fra le voci di un bilancio aziendale? Per Hill era il primo fra i patrimoni!

Ci dimentichiamo spesso del “capitale umano”!

Fra le voci del bilancio aziendale le voci ” personale amministrativo” e “personale produttivo”  vengono  giustamente inseriti come voci di costo fra i conti economici, sono spesso una delle maggiori fonti di preoccupazione o quanto meno di attenzione dopo gli oneri finanziari, ovvio in una una struttura organizzata.  Rappresentano inoltre il principale elemento da dover remunerare. Come tali sono una delle prime voci su cui effettuare tagli quando ci si rende conto che i margini aziendali non sono più sufficienti.

Certo è che se non si produce, ed il mercato di riferimento mutando non consente di vendere il proprio prodotto/servizio, il “capitale umano” perde il suo valore e diviene la voce di bilancio sulla quale poter agire più velocemente attuando una politica di restrizione.

Gli immobili hanno perso valore si, costa il loro mantenimento e manutenzione, ma rimangono sopravvalutati ed essendo durevoli sono sempre in bella vista fra le voci dell’ attivo. So che ora pensate: ” bella scoperta , se si riuscissero a vendere!!”. Ma non dicevamo così 7 anni fa, nonostante tutti sapessimo della bolla immobiliare che prima  o poi sarebbe scoppiata, anzi si continuava ad investire in immobili anche se non del tutto necessari per l’attività tipica di impresa. Si diceva: ” l’immobile è un capitale” 

Vi chiedo: questi sette anni di crisi ( il numero sette mi è sempre piaciuto) ci hanno portato a riflettere e a  pensare?

Sono più importanti i patrimoni immobiliari ( l’INPS ne è ricca) o i patrimoni umani?

 

Sono  le persone che fanno la differenza con le loro idee, la loro determinazione, la loro curiosità, il loro impegno, la loro voglia di fare. Dare continuità ad una azienda significa proprio incubare idee, sviluppare progetti con determinazione, non fermarsi pensando di essere arrivati, ma continuare ad essere curiosi, impegnarsi ogni giorno per innovare.

Solo le aziende che hanno investito in “capitale umano” e lo hanno formato e addestrato con queste logiche  risentono molto meno del forte cambiamento in atto.

Napoleon Hill sosteneva che :

la mente umana può realizzare tutto quanto può concepire e credere

e che :

il pensiero opera miracoli

Parlava del ” capitale umano!

Oggi si comincia blandamente a pensare che, sono più importanti le ” immobilizzazioni immateriali” delle ” immobilizzazioni materiali” , le prime generano continuamente valore .Pensiamo ai brevetti, ai marchi, alle certificazioni, agli investimenti per avviare progetti di valore. Le seconde prendono polvere e costa mantenerle, ancor di più se le abbiamo costituire  se pura immagine!!

A voi riflessioni e commenti. Vi ho provocato abbastanza?

 

Olimpia

Social:

Mercato globale-E’ necessario un approccio strategico coi mercati esteri- Marketing internazionale

Lo affermava Rifkin con la pubblicazione del suo libro: ” LA FINE DEL LAVORO, IL DECLINO DELLA FORZA LAVORO GLOBALE E L’AVVENTO DELL’ERA POST MERCATO”. Indubbio ora che aveva ragione, siamo nel corso di una terza rivoluzione industriale, nella quale il rapido sviluppo tecnologico, della comunicazione universale e dell’informatica, hanno ridimensionato tempi e movimenti,  hanno favorito la multinazionalizzazione.

Risultato: nuovi rapporti, nuove attività, mercati denazionalizzati, era di mercato globale.

Rifkin allora proponeva fra le soluzioni, la rivalutazione del terziario, con lo sviluppo di servizi di utilità sociale ed è evidente che questa sia una strada utile quanto necessaria, ma non per tutti potrà esserci spazio e spirito e in questo contesto l’azienda deve chiaramente rivedere il suo approccio al mercato, concependo un suo modo di essere internazionale, deve dare una propria risposta la cambiamento, condizionata da una scelta strategica.

“Va quindi riconsiderata la globalizzazione dell’economia”

Da sempre l’impresa italiana ha visto l’esportazione come un processo successivo alla penetrazione del mercato italiano, una valvola dove sfogare la sovrapproduzione o addirittura una occasione fortuita, raccolta per puro caso.

Lo scenario di un solo mercato globale mondiale, assume un ruolo nuovo e decisivo, che richiede un nuovo modo di pensare e di agire. Ecco che diventa importantissimo sviluppare all’interno dell’impresa un piano generale aziendale che comprenda un piano globale di esportazione e che favorisca, la dove possibile, una segmentazione del mercato globale.

Avviare un processo di pianificazione di marketing internazionale significa  per la PMI, non prendere decisioni singole e soggettive e senza anticipata e specifica verifica dei mercati esteri, ma al contrario deve essere una  decisione oggettiva pianificata  e con lo scopo di mettere l’imprenditore esportatore in grado di muovere i suoi passi e agire in base alle esigenze dei mercati.

Ogni mercato/nazione è una entità a sé stante, influenzata da condizionamenti storici, socio economici, politici. Non esiste un minimo comune denominatore, non ci tragga in inganno il termine MERCATO GLOBALE. Esistono per ogni mercato differenziazioni di notevole importanza:  i gusti, le tradizioni, il grado di cultura, il reddito pro-capite, i prezzi già allineati su quel dato mercato. La penetrazione  e la segmentazione implica la valutazione ed analisi attenta di tutti questi fattori.

Cos’è quindi il marketing internazionale strategico?

Io lo definirei un modo di condurre l’impresa a nuove relazioni con l’estero con metodo. Il  fine quello di prendere delle decisioni dopo una anticipata valutazione di ciò che la penetrazione su quel dato mercato comporta per quel dato  mercato estero e sul suo ambiente. Creare in ultima analisi un legame intelligente tra impresa e mercato.

Bello sarebbe raccogliere la voce e l’opinione di imprenditori, associazioni  e consulenti sul tema.

A voi la parola!!

 

Olimpia

Social:

ANDIAMO OLTRE I MODELLI DI GESTIONE AZIENDALE TRADIZIONALI

Nelle organizzazioni anglosassoni e nord europee, si stanno diffondendo nuove pratiche per continuare a fare impresa; pratiche strettamente legate al modello di scuola di vita proprio della filosofia antica.

Non scandalizziamoci subito pensando sia l’ennesima trovata per sognare meglio, proviamo a rifletterci.

L’azienda è l’ambiente entro il quale donne e uomini che lavorano, vivono gran parte della propria giornata , luogo quindi dove trovano la loro realizzazione personale e dove si modificano e si mantengono gli ingranaggi del nostro sistema sociale, sottolineo modificano e mantengono gli ingranaggi, il luogo dove si creano dovrebbe essere la famiglia, se la famiglia non è presente e vive male  si creano addirittura .

Se siamo d’accordo su questo, possiamo cominciare a credere che vi sia un reale bisogno di sviluppare, all’interno dell’azienda e delle organizzazioni,  un percorso di attività che consentano di riflettere in modo controllato e condiviso gli aspetti del vivere l’impresa, di vivere le sue dinamiche e i sui problemi. La necessità quindi di attivare processi che portino a :

– valorizzare il fare e farsi domande

– allargare la visione aprendo le porte sul mondo

-sospendere il giudizio sull’andamento aziendale per riconfigurare soluzioni non preconcette

– aumentare la coerenza fra pensiero e azioni

– aumentare la consapevolezza del proprio potenziale.

Si stanno sviluppando dei laboratori che si propongono di trasformare il pensiero filosofico in strategie di impresa, l’obiettivo è di far comprendere che per uscire dalla spirale dello stordimento,  in cui molti imprenditori si trovano, si debba usare la riflessione filosofica.

Immagino il sorriso sulle vostre labbra! Vi assicuro che nel mio quotidiano il provocare riflessioni con:  domande, sviluppo di pensiero critico, logica di gruppo e ricerca di verità condivisa, è divenuto un indispensabile punto di partenza per mettere in pratica soluzioni che altrimenti rimarrebbero inapplicabili per non dire impossibili. Si arriva immediatamente dopo a dirci che le soluzioni erano  evidenti e sotto gli occhi di tutti, ma non si riusciva a leggerle e praticarne la fattiva applicazione.

Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso

Socrate

Che ne dite Socrate aveva ragione?  Riconosciamoci importanti e diamogli torto o ragione, ne sarebbe contento.

Olimpia

Social:

Fare l’imprenditore è sempre più una “vocazione” guardiamoci dentro e riconosciamo la nostra.

In questi ultimi cinque anni se ci  siamo concessi  il tempo per  riflettere, non possiamo non esserci accorti che essere imprenditore è una vocazione. Il ruolo dell’imprenditore è un lavoro nobile, come  nobile è, sempre e comunque, il lavoro di chi svolge il proprio “mestiere” con passione, onestà e ricerca continua di vero, di bello e di confronto con gli altri.

Il confronto con gli altri per l’imprenditore è ancora più ricco di responsabilità, perché dico ricco? Chi si assume responsabilità, si concede libertà di scelta  non solo per se, ma anche per gli altri. Essere vocati a fare, significa saper riconoscere le proprie capacità potenziali, riconoscerne i limiti, mettersi al servizio degli altri attraverso un proprio ideale di vita, realizzare ricchezza per se e per gli altri.

Più dell’80% degli italiani lavora in piccole imprese; l’impresa non è un organismo a se stante, fa parte di un sistema sociale e quindi costantemente collegato agli altri. L’imprenditore è leva di un meccanismo necessariamente sociale: perché l’impresa esista ha bisogno di lavoratori, di clienti, di  fornitori, di investitori, di mercati, il tutto in un ciclo di ruoli fortemente e strettamente collegati. Anche l’operaio è imprenditore di se stesso e proprietario del proprio mestiere e ruolo.

L’imprenditore deve saper leggere la propria vocazione, e interrogandosi, percorrere la strada creando ricchezza  che implicitamente non è solo sua ma di tutti i partner.

Valorizzare la creatività e la capacità di essere vocati a fare impresa, è un elemento indispensabile per la società tutta.

Come valorizzare?

– Facilitando lo sviluppo di una cultura di gestione ed organizzazione del lavoro.

– Fornendo credito e capitali alle idee ed alla creatività.

– Assistendo con formazione e appoggio tecnico chi si presenta vocato.

– Mutando tempi e burocrazia per la nascita di nuove imprese.

Michael Novak ha espresso il suo pensiero in una lezione alla Catholic University of America a Washington poco più di due mesi fa e ha chiuso l’intervento cosi:

Vorrei concludere riallacciandomi all’ inizio del discorso, per ribadire ancora una volta che le nuove imprese sono il motore cruciale di ogni intervento di giustizia sociale del nostro tempo.”

Voi cosa ne pensate?

Troppa responsabilità nel sentirsi vocati? E’ meglio abbandonare o motivo in più tenere duro? O pensiamo che sia Novak ad avere torto?

Buona lettura della vostra vocazione.

Olimpia

Social:

“Pianificazione efficace del tempo” e la voglia di essere creatori di soluzioni per fare impresa.

Conoscete la storia del professore che venne chiamato per tenere una lezione sulla ” pianificazione del tempo”, sicuramente si.

Rileggiamola insieme:

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d’accordo e dicono di si.

Allora il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf. Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si.
Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Anche questa volta gli studenti rispondono con un si unanime.
Il professore velocemente aggiunge due tazze di caffé al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Allora gli studenti si mettono a ridere.
Quando la risata finisce il professore dice: “Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita…Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l’amore, le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro né per le palle da golf. La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per tagliare le erbacce, per riparare le piccole cose… Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità: il resto è solo sabbia”.
Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenti il caffè.
Il professore sorride e dice: “Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E’ solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la vostra vita, c’è sempre posto per un paio di tazze di caffé con un amico!”.
Quanti di noi presi dalle troppe cose e attenzioni che il lavoro di imprenditore comporta, ci lasciamo andare allo sconforto; abbiamo la netta impressione  di vedere nel  nostro barattolo di maionese solo sabbia e al massimo anche una tazzina di caffè. Quanti  di noi sconfortati dalla crisi, dal pessimismo che dilaga e dall’azienda che non funziona come prima o peggio non funziona affatto, pensa  ai valori della famiglia, dei figli, della salute, ma proprio per questo si sente in colpa per avere riempito il barattolo nel modo sbagliato e crolla.
Ma ci siamo accorti di quanto potenziale abbiamo in noi stessi? Ci siamo accorti di quanta energia possiamo positivamente emanare e mettere in campo a disposizione delle nostre palline dagolf? Partiamo dal riascoltare noi stessi e il nostro valore, il nostro essere unici e portatori di valori. Noi siamo il barattolo e senza il barattolo non riusciremmo a tenere unite le palline da golf a cui teniamo tanto.
Vestiamoci di nuovo e diveniamo  creatori di soluzioni” e non risolutori di problemi.  La tecnologia oggi ci offre tanti strumenti per  essere creatori di soluzioni, forse mai come oggi abbiamo avuto a disposizione così tanti moltiplicatori di tempo. Usiamoli e se non lo sappiamo fare impariamo e  facciamoci insegnare.
Riempiamo il nostro vaso con l’aiuto del tanto che abbiamo a disposizione in noi stessi, negli altri e in ciò che  abbiamo creato. Ci riscopriremo pieni di valori  veri che moltiplicano il tempo.
Olimpia
Social:

E’ il perché che ci spinge ad agire non l’obiettivo. La crisi ci può dare la spinta per trovare una giusta e nuova direzione.

Cosa ci spinge ad agire e a prendere una determinata direzione? E’ l’obbiettivo o la motivazione?

 E’ il perché che ci spinge ad agire non l’obiettivo.

La nostra motivazione non è mai legata all’obiettivo in se, ma a ciò che otterremo raggiungendo quel dato obiettivo.

Se si sa quello che si vuole, si agirà di conseguenza e quindi mentre l’obiettivo ci dà la direzione, lo scopo cioè il perché,  ci procura la spinta necessaria, la forza, la tenacia  la resilienza.

Se ci verifichiamo sotto il profilo psicologico, due sono le forze che ci spingono ad agire : il dolore e il piacere. Il dolore è una forza molto più potente del piacere, si è disposti a fare molto di più quando dobbiamo uscire da un guaio o da un problema che ci affligge. Quando dobbiamo migliorare una situazione già buona abbiamo meno spinta ad agire.

La crisi, che é indubbiamente un vero momento di dolore per molti oggi, può fornire una forza nuova per ritrovare soluzioni di valore creando un nuovo perimetro vincente. “Perimetro” può sembrare un qualcosa di chiuso e di limitato, in realtà è da intendere come l’insieme delle risorse organizzative dedicate all’azione per seguire una data direzione e raggiungere un dato obiettivo: USCIRE DALLA CRISI. Uscire dalla crisi personale, uscire dalla crisi di impresa, uscire dalla crisi politica.

E così chi riesce ad essere una persona  resiliente,  trova  la forza di “ricostruirsi” restando sensibile alle opportunità positive che la vita offre, pur immersa in circostanze avverse, contro ogni previsione  riesce a fronteggiare le contrarietà  dando slancio alle proprie azioni.

Compiere azioni decise, cercare opportunità per imparare sempre e comunque, accettare il cambiamento di ciò che è possibile cambiare lasciando andare ciò che non sarà più; tutto questo aiuta  a prendere nuove direzioni, motivando il proprio agire con il perché va fatto.

Ogni imprenditore dovrebbe guardare al proprio presente partendo da queste  riflessioni. Oggi c’è bisogno di continuare pur nella crisi o di ripartire. Il perché è in ognuno di noi e va ascoltato, capito e messo al servizio della nostra forza.

Olimpia

 

Social:

Eurozona, impresa ed economia reale. Virus non debellato ma nascosto sotto il tappeto.

Perché l’economia reale, vale a dire la vita economica intesa come produzione di beni e di servizi, non tende a migliorare?

In molti paesi dell’ eurozona le banche hanno continuato a riempirsi di titoli sovrani investendo tutta la liquidità fornita dalla BCE  nei titoli emessi dagli stati. In Italia, come ha rilevato Bankitalia a novembre 2013, il portafoglio bancario di titoli di stato è arrivato ad essere di 403 miliardi. Il doppio rispetto al 2011.

L’economia reale nel mentre non ne ha avuto beneficio. L’arbitraggio  vantaggioso di cui hanno approfittato le banche, ha lenito la loro sofferenza per i crediti inesigibili aumentati, ma non ha guarito i motivi dell ‘aumentato virus dell’ inesigibilità. La medicina al malato non è stata somministrata. Il virus non è stato debellato, è stato nascosto sotto il tappeto.

 

Olimpia

Social:

Feltri: “Italia senza patria”

A ottobre 2013 è stato pubblicato un libro edito da Mondadori, autori Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano, titolo:  UNA REPUBBLICA SENZA PATRIA.

Ripercorre la storia della nostra società  a partire dal 1943 sino ai giorni nostri e fornisce una fotografia di uno stato senza nazione :

“Siamo legati a una strana idea della politica. Non la consideriamo lo strumento che dovrebbe permetterci di vivere meglio, ma una religione, nei confronti della quale c’è solo fede cieca e nessuna voglia di ragionare. Si procede senza valutare il proprio interesse, comportamento tipico di un Paese che non sa cosa sia la patria, quindi si attacca a un partito, a una confessione religiosa, talvolta al calcio.” 

La conclusione è che L’Italia è una nazione senza patria, dove gli italiani cioè i cittadini seguono solo il proprio gruppo a vantaggio del proprio tornaconto, credendo così di tutelare il proprio interesse senza pensare che una società interagisce e non può esimersi dal ragionare come gruppo più ampio e facente parte di un sistema, almeno del sistema nazione.

Agendo così facciamo veramente il nostro interesse personale o lediamo anche quello?

Social: