L’applicazione del team building elemento distintivo dell’impresa che ci crede.

Soffermiamoci a riflettere: la nostra vita trascorre transitando da un gruppo ad un’altro, dalla famiglia al gruppo di colleghi, dal gruppo di collaboratori al gruppo di amici. Anche quando siamo soli trascorriamo gran parte del nostro tempo per prepararci meglio per affrontare un gruppo, per prepararci all’incontro con il gruppo di amici o con il gruppo di uditori in un importante incontro.

Lo stesso bisogno di stima e di autostima che è presente in ognuno di noi, è fortemente correlato all’esigenza di vederla riconosciuta dagli altri e il gruppo è l’intersezione fra la persona/individuo ed il sociale.

Dopo queste brevi riflessioni ci rendiamo conto di quanto sia importante un processo di team building per l’azienda, è un processo che interviene significativamente sulla struttura dell’organizzazione esaltando la rete di relazioni e la rete di idee dei singoli collaboratori, rafforzando e migliorando sia i rapporti interni che quelli esterni.

L’ AGGREGAZIONE DELLE DIVERSITA’ DEI SINGOLI può divenire un potenziale per l’impresa, uno strumento di sviluppo verso l’innovazione.

ATTENZIONE PERO’: la forza del gruppo di lavoro richiede una forte committenza organizzativa da cui si sviluppano le sinergie vincenti.

E’ un luogo comune il pensare che sia sufficiente mettere insieme alcuni validi professionisti, assegnare loro compiti, identificare un problema da dover risolvere ed avere così un risultato migliore da quello che un singolo avrebbe ottenuto.

In realtà l’analisi e l’organizzazione di alcuni fattori quali: l’obiettivo, il metodo, il ruolo, la leadership, la comunicazione, il clima e lo sviluppo, forniscono efficacia operativa e danno valore accrescendo  gli interessi e le  motivazioni dei singoli. Armonizzare i vari fattori costituisce un elemento vincente.

Obiettivo del team building è quello di far conoscere le persone in modo approfondito, stimolare ed aumentare la collaborazione, costruire e potenziare relazioni interpersonali, creare un clima di fiducia e di stima tra colleghi di lavoro, sviluppare nuove idee, creare motivazione, coesione ed integrazione, lavorare per obiettivi. Il fare in modo che le persone  in ufficio si conoscono più in profondità e non  solo in modo superficiale, aumentare la fiducia fra colleghi, migliorare il livello di collaborazione, favorire la comunicazione, porta al  fine ultimo di costruire ( building) una vera squadra.

La parola squadra è stata usata ogni dove con una frequenza eccessiva, strumento di marketing per ogni grande band! Non confondiamo l’immagine di squadra con la vera essenza di squadra. Bisogna lavorare sulle dinamiche di gruppo per muovere i livelli di scambio e di integrazioni delle potenzialità dei singoli e le forze si moltiplicheranno e non saranno solo una somma …

Olmsted affermava:

Un gruppo si può definire una pluralità di individui che sono in contatto reciproco, tengono conto gli uni degli altri e hanno coscienza di avere in comune qualcosa di IMPORTANTE

Olimpia

Link Libia – Quale scotto da pagare per le nostre imprese?

Un pò per i legami coloniali fra Roma e Tripoli, un pò per “volonta” dei nostri governi di mantenere buoni rapporti, molto per la necessità di farlo, la Libia è da sempre stato un riferimento importante per le imprese che hanno voluto approcciare, anche solo timidamente, rapporti esteri. Oggi molte le imprese italiane presenti in Libia e non solo colossi  che gestiscono gli approvvigionamenti di petrolio e gas ( la libia garantisce il 40% di tali approvigioamenti all’Italia) ma anche piccole e medie imprese.

Il caos in cui versa la Libia  non è certo una sorpresa, ma era idea o speranza di molti che la suddivisione storica fra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan potesse lasciare alcune aree relativamente tranquille, oggi anche questi confini sono stati abbattuti ed ogni città del paese pare essere in mano a fazioni diverse il tutto ulteriore elemento di  preoccupazione per le imprese italiane presenti.

Sul sito della camera di commercio italolibica fra i vari comunicati anche il seguente che riporto fedelmente:

 

“Roma, 17 giugno 2014. Il presidente della Camera di commercio italo-libica GianFranco
Damiano, accompagnato dal Presidente del comitato di controllo, Prof. Matteo Carbonelli, ha
incontrato il neo ambasciatore libico in Italia, S.E. Ahmed Safar, insediatosi il 14 maggio
scorso.
La cordialità dell’incontro è stata accompagnata da un’ampia condivisione sui temi economici
e sulla comune volontà di incrementare le relazioni tra i due Paesi.
S.E Safar ha sottolineato la posizione primaria delle relazioni commerciali con l’Italia e la
disponibilità a favorire ulteriormente la creazione di opportunità per le imprese interessate al
mercato libico.
Particolare attenzione è stata posta sulla strategicità del ruolo delle piccole e medie imprese
italiane per il trasferimento di conoscenze tecniche, la formazione professionale in specifici
settori (petrolifero, ambientale e meccanico) e la realizzazione di nuove realtà produttive.
L’ambasciatore ha trattato con particolare conoscenza e competenza i temi comuni ai due
Paesi, sottolineando la necessità di una maggiore celerità nelle procedure
burocratiche, nell’ottica di favorire l’interscambio.
Il presidente Damiano, rimarcato il nuovo corso della Libia e la forte propositività
dell’Ambasciatore, ha sottolineato la massima disponibilità della Camera, testimoniata da
oltre 15 anni di intensa attività promozionale e di assistenza alle imprese; la mission di questo
periodo è pervasa da un forte intendimento affinché le iniziative imprenditoriali possano avere
anche la funzione di sostenere la Libia in questo suo delicato momento storico.
La collaborazione, oltre che nei settori economici tradizionali, sarà incrementata anche in altri
ambiti (cultura, sanità, istruzione) che ovviamente comporteranno sensibili ricadute anche a
livello economico.
“Il processo in corso in Libia è sì complesso, ma l’azione del nostro Paese – ha dichiarato il
presidente Damiano – dovrebbe connotarsi per una presenza più attiva e più propositiva,
considerato l’alto peso specifico e i ruoli che i due Paesi possono giocare nello scenario
mediterraneo”.

Di ieri per contro la notizia che il ministero degli esteri francese ha comunicato la chiusura temporanea della sua ambasciata in Libia e la contemporanea evacuazione dei cittadini francesi.

Sarebbe bello poter raccogliere qualche testimonianza diretta di imprese italiane sul territorio.

Sarebbe rete virtuosa ed utile alle imprese.

 

Olimpia

Rilanciare la domanda – 1° puntata

L’italia e la parte meridionale dell’ Eurozona  stanno attraversando un lungo periodo di depressione economica; il più grave dagli anni ’30 ai giorni nostri. Il periodo di profondo disagio dura ormai da 5 anni.

Nel 2011 i paesi dell’Eurozona, Germania in testa erano tornati a livelli di piena occupazione grazie alle esportazioni verso le nazioni meridionali, provocando ulteriori flessioni sull’occupazione di questi ultimi e l’ Eurozona si è segmentata in tre blocchi: un centro che accumula crediti, una periferia che accumula debiti e alcuni paesi quali la Francia che si trovano in una situazione intermedia, anche se quest’ultima tende ormai a scivolare verso la periferia.

Non siamo riusciti a comprendere pienamente il problema e ad applicare politiche di sostegno all’economia.

La domanda che tutti ci facciamo qualsiasi sia il posto che manteniamo o perdiamo nel ruolo primario di cittadino è:

Che cosa possono fare Paesi fortemente indebitati, dove lo spazio fiscale disponibile è insufficiente, dove la recessione ha azzerato i risultati di una politica monetaria tradizionale e la paura e mancanza di certezze hanno bloccato i NORMALI canali di credito a famiglie e ad imprese?

Nel 2009  si parlò di Tassi d’interesse negativi

                     si fece  ricorso ai QE (Quantitative easing)

Nel 2013 si torna a parlare ( già lo si era suggerito nel 2003 alle autorità giapponesi come rimedio antideflattivo), si torna  a parlare dicevamo di Finanziamento permanente del nuovo deficit con nuova moneta. 

Si arriva poi a proporre di restituire spazio fiscale e capacità di spesa al settore privato dei “paesi di periferia” attraverso l’acquisto e l’eliminazione del loro debito da parte della BCE.

E’ uscito di recente un libro edito da HOEPLI, autori Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi dal Titolo: ” La soluzione per L’EURO creare moneta, ridurre le tasse e rilanciare la domanda” e si comincia a parlare  di CCF  ( I Certificati di Credito Fiscali) vale a dire certificati che lo stato emetterebbe e che rappresenterebbero non semplici Titoli di debito pubblico, ma sarebbero una vera e propria moneta complementare affiancata alla moneta corrente già in circolazione.  Si andrebbe così ad integrare il potere di acquisto  di lavoratori pubblici e privati ed imprese, generando nuova spesa e conseguente crescita della domanda.

Si propone di utilizzare una parte importante dell’intervento  per ridurre i costi di lavoro che pesano sulle imprese, fornendo nuovo equilibrio  e competitività tra i paesi membri dell’Eurozona.

Mi piacerebbe raccogliere i pareri dei protagonisti di questo ipotetico intervento…. ( cittadini, imprenditori, politici, economisti, ecc…), resto in ascolto. Alla prossima sull’argomento dunque!

Olimpia

ETICA D’IMPRESA E MERCATO GLOBALE . ” Non è perchè le cose sono difficili… ( Seneca)

Spesso aprendo il sito di un’impresa strutturata,  ci imbattiamo nel codice etico. La stessa certificazione della responsabilità sociale d’impresa, secondo la norma SA8000, prevede la redazione di un documento di bilancio delle prestazioni aziendali in termini di “conduzione etica degli affari” e corretta gestione del personale.

Così si parla spesso di etica di impresa, quasi a significare che nell’organizzazione interna delle aziende, possano prendere corpo e svilupparsi concezioni etiche che esulino o non debbano tenere conto o avere correlazione, con le concezioni etiche presenti nella società di tutti i giorni. In realtà l’impresa è in un sistema aperto ed è condotta da persone che vivono nel contesto storico, politico, culturale di ogni giorno.

Difficile poter definire e percorrere all’interno dell’azienda quei valori etici che il contesto socio-economico non riconosce.

L’economia globalizzata basata sulla gestione integrata delle conoscenze aumenta il livello di eticità, dando origine a spinte evolutive positive, ma produce effetti che frenano i comportamenti etici dell’azienda.

Sicuramente sono da ritenere spinte evolutive la trasparenza, la qualità, la cooperazione e la salvaguardia dell’ambiente.

La trasparenza diventa un elemento essenziale per la permanenza sui mercati dove rimangono le strutture più performanti e virtuose.

La qualità assume valore in un’economia sempre tesa a promuovere i servizi di alto valore che vengono offerti in sostituzione e integrazioni dei beni.

La cooperazione diventa indispensabile per integrare competenze e ruoli più flessibili, per non parlare della necessaria condivisione delle responsabilità.

 

Divengono invece effetti frenanti le diversità dei vari mercati che spingono le imprese a collocare le loro attività dove vi è la possibilità di impiegare meno risorse  ( minori costi del lavoro, minori imposte, minori oneri finanziari). Tutto con il fine di operare in condizioni di vantaggio competitivo.

La finanza domina poi l’economia.

La responsabilità sociale d’impresa quale componente del sistema è sicuramente importante, ma la creazione o mantenimento dei valori deve aprirsi alle differenti categorie di prestatori di interesse, mantenendo posizioni di equilibrio economico finanziario e startegico con gli interlocutori dei vari mercati.

non è perchè le cose sono diffcili che non osiamo, ma perchè non osiamo che sono difficili

                                                                                                                                                                                      Seneca

A voi i commenti davanti alla purezza di un cristallo rosa.

 

Olimpia

Il capitale umano. Dove lo postiamo fra le voci di un bilancio aziendale? Per Hill era il primo fra i patrimoni!

Ci dimentichiamo spesso del “capitale umano”!

Fra le voci del bilancio aziendale le voci ” personale amministrativo” e “personale produttivo”  vengono  giustamente inseriti come voci di costo fra i conti economici, sono spesso una delle maggiori fonti di preoccupazione o quanto meno di attenzione dopo gli oneri finanziari, ovvio in una una struttura organizzata.  Rappresentano inoltre il principale elemento da dover remunerare. Come tali sono una delle prime voci su cui effettuare tagli quando ci si rende conto che i margini aziendali non sono più sufficienti.

Certo è che se non si produce, ed il mercato di riferimento mutando non consente di vendere il proprio prodotto/servizio, il “capitale umano” perde il suo valore e diviene la voce di bilancio sulla quale poter agire più velocemente attuando una politica di restrizione.

Gli immobili hanno perso valore si, costa il loro mantenimento e manutenzione, ma rimangono sopravvalutati ed essendo durevoli sono sempre in bella vista fra le voci dell’ attivo. So che ora pensate: ” bella scoperta , se si riuscissero a vendere!!”. Ma non dicevamo così 7 anni fa, nonostante tutti sapessimo della bolla immobiliare che prima  o poi sarebbe scoppiata, anzi si continuava ad investire in immobili anche se non del tutto necessari per l’attività tipica di impresa. Si diceva: ” l’immobile è un capitale” 

Vi chiedo: questi sette anni di crisi ( il numero sette mi è sempre piaciuto) ci hanno portato a riflettere e a  pensare?

Sono più importanti i patrimoni immobiliari ( l’INPS ne è ricca) o i patrimoni umani?

 

Sono  le persone che fanno la differenza con le loro idee, la loro determinazione, la loro curiosità, il loro impegno, la loro voglia di fare. Dare continuità ad una azienda significa proprio incubare idee, sviluppare progetti con determinazione, non fermarsi pensando di essere arrivati, ma continuare ad essere curiosi, impegnarsi ogni giorno per innovare.

Solo le aziende che hanno investito in “capitale umano” e lo hanno formato e addestrato con queste logiche  risentono molto meno del forte cambiamento in atto.

Napoleon Hill sosteneva che :

la mente umana può realizzare tutto quanto può concepire e credere

e che :

il pensiero opera miracoli

Parlava del ” capitale umano!

Oggi si comincia blandamente a pensare che, sono più importanti le ” immobilizzazioni immateriali” delle ” immobilizzazioni materiali” , le prime generano continuamente valore .Pensiamo ai brevetti, ai marchi, alle certificazioni, agli investimenti per avviare progetti di valore. Le seconde prendono polvere e costa mantenerle, ancor di più se le abbiamo costituire  se pura immagine!!

A voi riflessioni e commenti. Vi ho provocato abbastanza?

 

Olimpia

Mercato globale-E’ necessario un approccio strategico coi mercati esteri- Marketing internazionale

Lo affermava Rifkin con la pubblicazione del suo libro: ” LA FINE DEL LAVORO, IL DECLINO DELLA FORZA LAVORO GLOBALE E L’AVVENTO DELL’ERA POST MERCATO”. Indubbio ora che aveva ragione, siamo nel corso di una terza rivoluzione industriale, nella quale il rapido sviluppo tecnologico, della comunicazione universale e dell’informatica, hanno ridimensionato tempi e movimenti,  hanno favorito la multinazionalizzazione.

Risultato: nuovi rapporti, nuove attività, mercati denazionalizzati, era di mercato globale.

Rifkin allora proponeva fra le soluzioni, la rivalutazione del terziario, con lo sviluppo di servizi di utilità sociale ed è evidente che questa sia una strada utile quanto necessaria, ma non per tutti potrà esserci spazio e spirito e in questo contesto l’azienda deve chiaramente rivedere il suo approccio al mercato, concependo un suo modo di essere internazionale, deve dare una propria risposta la cambiamento, condizionata da una scelta strategica.

“Va quindi riconsiderata la globalizzazione dell’economia”

Da sempre l’impresa italiana ha visto l’esportazione come un processo successivo alla penetrazione del mercato italiano, una valvola dove sfogare la sovrapproduzione o addirittura una occasione fortuita, raccolta per puro caso.

Lo scenario di un solo mercato globale mondiale, assume un ruolo nuovo e decisivo, che richiede un nuovo modo di pensare e di agire. Ecco che diventa importantissimo sviluppare all’interno dell’impresa un piano generale aziendale che comprenda un piano globale di esportazione e che favorisca, la dove possibile, una segmentazione del mercato globale.

Avviare un processo di pianificazione di marketing internazionale significa  per la PMI, non prendere decisioni singole e soggettive e senza anticipata e specifica verifica dei mercati esteri, ma al contrario deve essere una  decisione oggettiva pianificata  e con lo scopo di mettere l’imprenditore esportatore in grado di muovere i suoi passi e agire in base alle esigenze dei mercati.

Ogni mercato/nazione è una entità a sé stante, influenzata da condizionamenti storici, socio economici, politici. Non esiste un minimo comune denominatore, non ci tragga in inganno il termine MERCATO GLOBALE. Esistono per ogni mercato differenziazioni di notevole importanza:  i gusti, le tradizioni, il grado di cultura, il reddito pro-capite, i prezzi già allineati su quel dato mercato. La penetrazione  e la segmentazione implica la valutazione ed analisi attenta di tutti questi fattori.

Cos’è quindi il marketing internazionale strategico?

Io lo definirei un modo di condurre l’impresa a nuove relazioni con l’estero con metodo. Il  fine quello di prendere delle decisioni dopo una anticipata valutazione di ciò che la penetrazione su quel dato mercato comporta per quel dato  mercato estero e sul suo ambiente. Creare in ultima analisi un legame intelligente tra impresa e mercato.

Bello sarebbe raccogliere la voce e l’opinione di imprenditori, associazioni  e consulenti sul tema.

A voi la parola!!

 

Olimpia

INNOVARE – QUALE LA ROTTA E IL VENTO GIUSTO.

Lo diceva Seneca 2000 anni fa:

nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare

Oggi tutte le imprese hanno raggiunto la consapevolezza che è necessario “innovare”. Sul significato della parola, non credo ci siano dubbi, per un’impresa significa mutamento, modifica, introduzione di nuovi aspetti tecnologici, organizzativi e strategici per rinnovare la macchina aziendale e renderla competitiva sul mercato mutato. Ma da dove partire e per andare dove?

Confrontandomi con più imprenditori ed in settori molto diversi alla domanda:

” perché pensa di avere bisogno di aiuto?”

la risposta è sempre la stessa :

” perché spero che mi si possa dire cosa devo fare per sopravvivere, mi si possa aiutare a cambiare perché così mi sono reso conto, e forse troppo tardi, che non riesco ad andare avanti. Devo cambiarema non so da dove partire, ma non so dove devo andare, sono confuso, non riesco più a riordinare le tante idee”

E’ una risposta da leggere e rileggere, nessuna parola va tralasciata  e presa alla leggera. Parliamo di imprenditori che lavorano nella propria azienda da 30-40 anni, persone che hanno saputo costruire qualcosa di importante per se e per il tessuto sociale nel quale vivono, ma che oggi non vedono più la rotta e quando un marinaio non sa in che porto deve andare, anche se la nave è solida e piena di viveri nessun vento è quello giusto e diventa tutto inutile.

Difficile in un contesto di questo tipo, trasformare i punti di debolezza in punti di forza e non si è spesso nemmeno più in grado di trasformare  i propri punti di forza quali integrità, spirito imprenditoriale, passione, ideali, spirito di collaborazione in GRANDI VALORI per sviluppare una strategia per una innovazione trasformazionale. Diventa quindi importantissimo riuscire a sviluppare nuovi modi di pensare ai problemi stimolando i valori già presenti ( viveri e/o solidità) trasformandoli in un processo di cambiamento.

Il processo che si attua diviene il cuore e il motore per raggiungere il porto del cambiamento, la rotta dell’UNICITA’ di ogni imprenditore diviene un valore assoluto.

Il tempo per attivare questo processo e renderlo irreversibile è altrettanto fondamentale,  anche perchè spesso i viveri stanno già scarseggiando per avere girato a vuoto per ormai un quinquennio.  Purtroppo l’attivazione di un processo richiede tempo e a mio avviso questo è lo scoglio maggiore. Il tempo richiede investimento e fiducia e per la  mia esperienza dove questi due elementi sono ancora  presenti si riesce a trovare il vento giusto per percorrere la rotta dell’UNICITA’, qualsiasi sia il settore o il carattere dell’imprenditore.

Le parole diventano strategia di innovazione applicando i giusti  metodi per attivare il processo.

Buon lavoro a tutti

Olimpia

Cibus 2014 un sorriso da chi vuole produrre ed offrire e chi ama il prodotto italiano di qualità

Bello passeggiare fra padiglioni delle Fiere di Parma in occasione della edizione 2014 di Cibus. Si respirano non solo i profumi della terra italiana, gli odori di olio, vini, aceto balsamico, mozzarelle, pizza, pasta, dolci e tanto altro, ma si respira anche fra chi produce una forte voglia di esserci e di essere rappresentati soprattutto all’estero.

Mi imbatto in alcuni produttori che mi spiegano con grande orgoglio la qualità di ciò che espongono e producono da anni e le nuove idee sviluppate trasformando prodotti tradizionali in prodotti altrettanto validi ma rivolti al mondo goloso della grande distribuzione australiana, statunitense ed asiatica.  Progetti di sviluppo estero studiati e mirati a far si che gli sforzi di anni di generazioni, non siano stati vani.

Chi produce e commercia aceto balsamico da più di 4  generazioni esporta con soddisfazione il 58/65% del proprio prodotto, trovando soddisfazione  nel mercato di nicchia estero, disposto a pagare 300$ per  un aceto IGP extravecchio.

Chi ha tolto i vigneti per cominciare a produrre fichi e creare un prodotto slow food tutelato e di qualità, già confezionato per la catena estera.

L’Ente fieristico attento a questa maturata volontà di rivolgere il mercato alimentare  verso orizzonti diversi,  ha organizzato un breve quanto intenso  seminario con presenza di  esperti che sanno fornire indicazioni e risposte agli imprenditori che vogliono seriamente approcciare il mercato degli U.S.A. Si parla di registrazione FDA, di normative FCE-SID e di come il codice di regolamentazione  federale detti rigidi requisiti di etichettatura in continua evoluzione e cambiamento.

Insomma tanti piccoli campanelli da far suonare prima di fare arrivare i nostri prodotti italiani negli Stati Uniti. Dato importante  che viene segnalato: la richiesta del prodotto alimentare italiano è fortemente cresciuta,  tanto è che alla domanda  non corrisponde l’offerta nonostante fra il 2012 e il 2013 vi sia stato un aumento del 10% dell’esportazione agroalimentare. La curiosità è che i controlli degli organi competenti che vengono e verranno fatti sui produttori italiani da FDA verranno intensificati secondo quanto previsto da piano di sicurezza programmato  a tutto il 2016.

Che agli americani piaccia l’Italia e con la scusa dell’audit amino raggiungere” il bel paese” ? Non facciamoci trovare impreparati quindi.

Domani l’evento fieristico si chiuderà l’augurio è che i sorrisi rimangano e i buoni auspici anche.

 

Olimpia

 

 

Alla mezzanotte di oggi 30 aprile 2014 mancano 365 giorni dal via di EXPO 2015

Oggi parte il conto alla rovescia.

E noi imprenditori e non cosa ne pensiamo? Qualche coraggioso vuole lasciare un commento?!!

Intanto sul sito Expo 2015 contact si legge:

L’Expo quasi c’è. Ora bisogna fare in modo che raggiunga il suo obiettivo principe: trasformare il cibo Made In Italy nel nuovo design o – se preferite – nella nuova moda. Insomma, in una produzione di alto livello conosciuta, apprezzata e soprattutto commercializzata in tutto il mondo. In sostanza, c’è da creare una distribuzione globale e capillare per il nostro export agroalimentare, che è di qualità ma non ha a disposizione una rete adeguata per fare la differenza. Il primo passo, in questo senso, è stato fatto: organizzare un’esposizione universale a tema che vedrà confluire a Milano tutti i potenziali partner per il business che abbiamo in mente. Il passo successivo sarà quello di razionalizzare il processo di incontro tra domanda e offerta.

L’iniziativa “Expo incontra le imprese”, presentata ieri dalla Camera di Commercio di Milano insieme al Ministero per le Politiche agricole, serve esattamente a questo. Una piattaforma per il business gestita da Fiera Milano e PriceWaterhouseCooper dove le piccole e medie imprese del settore potranno entrare in contatto con operatori e investitori in modo da organizzare incontri b2b durante il grande evento. Il concetto di fondo, a voler ben guardare, non è troppo diverso da quello di molti social network: ci si registrerà a un portale online (al momento in fase di sviluppo), si cercherà l’anima gemella e ci si darà appuntamento. Certo, invece di corteggiarsi si farà business e che invece di cercare un buon film al cinema ci si vedrà all’interno di uno dei padiglioni dell’esposizione universale. Sia come sia, dal punto di vista commerciale conta solo che sia l’inizio di una storia seria.

– See more at: http://www.expo2015contact.it/export-agroalimentare-lanciata-liniziativa-expo-incontra-le-imprese/#sthash.ZYXGpLtQ.dpuf

25 Aprile ed Enzo Ferrari Cavaliere e non solo. La sua resistenza. Gli imprenditori che fanno la storia

Collegare Enzo Ferrari Imprenditore, Ingegnere ed Ex Pilota Automobilistico e la resistenza, in un giorno come  è il 69° anniversario della liberazione, può sembrare inconsueto.

Quando vidi il film sulla storia di Enzo Ferrari, mi rimasero fortemente impresse alcune scene, per non parlare della sua storia di vita, piena di coraggio, positività, tenacia ed amore per l’Italia e per gli Italiani. Fra le scene due in particolare. La prima il momento in cui riesce con abilità ad avere  nel suo staff  l’Ing. Vittorio Jano, dimostrando una determinazione ed una forza d’animo e di carattere  che lo contraddistinse sempre nella sua vita, una frase in particolare: ” voi non ci siete riusciti ad averlo perché non avete acquistato i suoi sogni”.

La seconda quando  vede distrutta la sua  fabbrica dove lavoravano 60 operai; era proprio il periodo della resistenza e dice: “ci hanno fatto male ma siamo ancora vivi” e riparte prendendo da un baule gli ultimi progetti  e proiettando la nascita della Ferrari 125.

Quante volte la vita gli ha riservato momenti duri e quante volte è riuscito a rialzarsi e far rialzare la testa alla sua Ferrari : ” la concorrenza sarà sempre più dura, non voglio trattenere nessuno“; 10 anni dopo vendeva alla Fiat mantenendo la sua autonomia. Ne è sempre uscito, facendo delle pesanti esperienze della vita,  un bastone a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà.

E’ l’esempio di imprenditore sul quale riflettere proprio oggi, in un giorno di festa che viene quasi dimenticato o festeggiato quasi solo come ricorrenza e in un  anno 2014 in cui si parla di crisi come giustificazione di ogni situazione.

Ma crisi significa non essere in grado di superare i momenti di cambiamento. Dal 25 Aprile 1945 si cominciò a ripartire ricostruendo un percorso di cambiamento vero.

Sono i sogni a far vivere l’uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo.

                                                               Enzo Ferrari

Buona riflessione a noi tutti.

Olimpia