Un volo verso il futuro

Le piccole e medie imprese risultano essere oggi ancora in notevole difficoltà; l’imprenditore ha fortunatamente abbandonato le paure di ieri; ha raggiunto l’indifferenza, ormai deluso  dalle politiche economiche ed associative messe in campo in questi ultimi anni; politiche che a nulla hanno portato per i soggetti che hanno ancora voglia di fare e , strano ma vero,  questa indifferenza lo aiuta a muove passi piccoli ma costanti.

L’imprenditore concreto però; animato da spirito sociale; pur con una sana dose di centrismo, male funziona in un sistema preconfezionato che nulla investe sull’educazione al valore della “differenza e della vera creatività”; poco investe su una nuova cultura che favorisca l’ abitudine al cambiamento, che male gestisce la formazione  fatta al capitale umano per farne  emergere i talenti soffocati.

Ci si “arrangia” senza riuscire a pianificare il proprio futuro vivendo il presente senza spazio e tempo per guardare allo sviluppo.

L’economia nazionale è inevitabilmente immagine di tutto questo.

Oggi più di eri il tessuto sociale è fatto di piccoli imprenditori che avrebbero bisogno di delegare l’attività manageriale riguardante i rapporti con l’amministrazione ed i vari enti, il credito, lo sviluppo commerciale; la crescita organizzativa snella ma efficace.

Per contro lo stesso imprenditore dovrebbe continuare a mantenere nelle proprie mani il timone ( la coda del gabbiano) dell’attività produttiva di sviluppo e di ricerca.

Imprenditori capaci che non riescono ad aprire le loro splendide ali perché appesantiti dalla burocrazia; dalle regole; dai dogmi che la società che abbiamo costruito impone.

Come aiutarli dunque a continuare il proprio volo muovendoli verso orizzonti non difficili?

Va sicuramente svolta un’azione di rafforzamento delle risorse; con inserimento e sviluppo di strumenti ritagliati su misura; strumenti collegati gli uni  agli altri per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Spesso incontro aziende che non mettono in minima relazione gli strumenti che già adottano per il raggiungimento dei propri obiettivi e che male fanno funzionare la macchina tanto faticosamente costruita; impera la mancanza di lavoro di squadra; è assente un  vero rapporto di collaborazione fra funzioni, manca la conoscenza vera e non immagine dell’attività di marketing di qualche istituzione o associazione.

C’è poi l’imprenditore  che  accentra  tutto su di se; ha un quadro di insieme ampio; vede i bisogni della sua azienda, ma non riesce ad attuare ciò che il proprio, peraltro giusto; sentire/ pensiero imporrebbero per esprimere e sviluppare a pieno  la propria attività.

La diffidenza  la può fare farsi aiutare da risorse esterne; ma  regna la diffidenza e la mancanza di fiducia; scottati da consulenti teorici; da commercialisti superficiali; da personale bancario impreparato.

Eppure le persone in grado di supportare la spina dorsale della nostra economia c’è; oggi più di ieri. La cosa peggiore è non provare a cercare e mettere alla prova queste risorse. Basta poco per verificarne i benefici.

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UN ESEMPIO DI RETE VERA: RETE PIACENZA MEC GROUP

E’ ormai passato più di un anno dal mio primo articolo sulle reti di impresa “FARE RETE DI IMPRESA PER FARE GOAL O AUTOGOAL” era il 30/03/2014; oggi ho un bellissimo esempio pratico di cui parlare.

Si,  una rete composta da 10 imprese che stanno cercando, riuscendoci, ad approcciare i mercati esteri con particolare attenzione ai mercati Europei. Tutto ciò che di teorico si poteva leggere allora nel mio articolo, lo si sta mettendo in pratica con l’aiuto sinergico di tutti i componenti della rete e delle risorse investite e messe a regime ad oggi. Un progetto partito da uno studio di fattibilità che in questi giorni sta concludendosi con un avviamento di rete effettivo, pensato e studiato per continuare in un processo di internazionalizzazione già in atto.

Le imprese che oggi non esportano sopravvivono a stento e/o a fatica, così come le imprese che non hanno rapporti con l’estero, almeno per quanto concerne fornitura di semilavorati a costo calmierato, non riescono a reggere la concorrenza. Ecco che la costituzione di una rete di imprese che miri ad internazionalizzare unendo competenze su un sistema di filiera, peculiarità qualitativa e apertura mentale verso un diverso modo di fare impresa, favorisce lo sviluppo di risultati che possono essere veramente competitivi sull’estero.

Gli stessi Istituti di Credito con cui ho collaborato in questi mesi per dare sostegno alla Rete, hanno colto con estremo favore un progetto di internazionalizzazione che trasformi una micro/piccola impresa in un gruppo che può muovere volumi ingenti con flessibilità, armonia di intenti, mission comune.

La partecipazione della rete ad un evento fieristico come quello di Hannover svoltosi lo scorso Aprile, ha consentito alla rete di incontrare la domanda di mercato cogliendone i bisogni reali, continuando in una attività di ricerca che favorisce il nascere di nuove riflessioni su come il mercato oggi sia e stia cambiando.

La partecipazione alla fiera ha inoltre consentito di rappresentare in modo eccellente il territorio su cui gli imprenditori della rete sono stati a confronto negli anni passati e di loro storicità d’impresa, parliamo del territorio piacentino, un bacino in grado di mantenere aziende di alto contenuto professionale, tecnologico e qualitativo. Da soli i singoli non sarebbero riusciti a partecipare all’evento, non per mancanza di volontà e capacità, ma per la necessità di moltiplicare sinergie ed integrare  competenze.

Questa è la dimostrazione che si può riuscire a fare qualcosa di nuovo e distintivo, occorre crederci ed investire in sviluppo strategico ed organizzativo per poi avviare i processi e seguirne le dinamiche in modo critico e propositivo.

Buona rete a tutti.

Olimpia

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Riflessione sulle Fiere oggi

Riflessione sulle Fiere.  “Ho sempre considerato la fiera o la mostra come uno strumento di marketing funzionale a un preciso scopo di comunicazione dell’azienda in un determinato mercato o settore”.

 

 

 Senior Consultant ♦ Business Development ♦ Content & Social Media Marketing ♦ High Value Capital Equipment

Come operatore chiedo servizi adeguati ad un costo adeguato ed un ritorno dell’investimento: accesso facile dalle principali vie di comunicazione, collegamenti con aeroporti e stazioni ferroviarie, accesso a internet durante la durata dell’evento, un’ospitalità di buon livello ed un motivo valido per attirare quanti più specialisti del settore.
Il successo degli eventi penso si possa misurare in termini di rispondenza o meno a questi criteri. Perché’ in Italia è così difficile? Perché’ le nostre fiere o mostre stanno sistematicamente perdendo rilevanza a favore degli eventi che avvengono all’estero costringendo le aziende italiane a costi maggiori?

Ho appena partecipato come espositore al #Geofluid di Piacenza. Sono stati quattro giorni intensi d’incontri con specialisti del settore e clienti da ogni parte del mondo. La mostra si è rivelata un buon investimento in termini di ritorno d’immagine e contatti generati e/o consolidati. L’organizzazione si è dimostrata efficiente. Per i clienti è stato facile raggiungere i padiglioni espositivi, i parcheggi sufficienti, il collegamento con la stazione ferroviaria adeguato e i servizi di catering nemmeno tanto costosi. L’accoglienza e l’ospitalità della città con i suoi alberghi e ristoranti, almeno per la mia esperienza, è stata molto buona.
In questi anni di crisi la mostra di Piacenza si è ritagliata una nicchia di mercato a dimostrazione che la specializzazione paga. I visitatori sono stati parecchi e tutti specialisti del settore: clienti, fornitori o potenziali rappresentanti, nessun perditempo invitato solo per ingrossare le file del numero di visitatori.
Unico neo la mancanza di un’adeguata copertura Wi-Fi a disposizione degli intervenuti. In un tempo di comunicazione e accesso alle informazioni in tempo reale uno sforzo in più da parte dell’organizzazione si poteva anche fare.

Confrontando il successo di questa fiera con l’insuccesso di altre manifestazioni anche dal nome altisonante (vedi #Saie di Bologna a cui non parteciperemo come #Turbosol) penso richieda una riflessione.

Emanuele Vercesi

Professionista nel settore Ingegneria meccanica o industriale

Concordo sul wifi. Sono appena stato alla BIMU a Rho. E’ una fiera molto importante di macchine utensili. Gli espositori avevano molti accessi wifi, ma chiusi. I visitatori non mi sembra potessero accedere a wifi point. Io non ci sono riuscito.
Per la riuscita è importante anche il calendario internazionale: in questo caso Stoccarda aveva ospitato una fiera analoga 2 settimane prima. Questo ha limitato le presenze Tedesche.
Ho notato poca presenza di piccoli costruttori, forse per i costi. E’ un peccato perchè le piccole aziende possono farsi conoscere in fiera, non avendo organizzazioni stabili di Marketing.

Olimpia Soliani

☀ Senior Consultant ☀Temporary and project management☀Ascolto le aziende e le aiuto in percorsi mirati

Le Fiere sono un’occasione di incontro importante fra domanda ed offerta, così come rappresentano ancora un attuale strumento di marketing, sempre però se vengono tenute in vita, non per mantenere i sistemi che dietro ad esse si sono creati, ma bensì per favorire e dare vero impulso agli attori per i quali sono state pensate: le imprese.
Pensate per quelle aziende che con spirito positivo e di intraprendenza, ritengono di dover andare avanti innovandosi e non solo in tecnologia ma anche in organizzazione e risorse.
Il successo degli eventi penso possa dipendere dal mantenere al “centro”, e fin dal momento organizzativo della fiera, l’azienda e tutti gli stakeholder coinvolti.
Partire quindi dai bisogni degli attori e non dai bisogni del sistema organizzativo, quest’ultimo magari in difficoltà perché non preparato al cambiamento in atto nell’attuale contesto.
L’organizzazione si dimostra efficiente se sa ascoltare i bisogni e riesce a tradurli in servizi per la RETE.
Le manifestazioni non sono fine a se stesse, ma sono per i soggetti per le quali vengono attivate.

Tratto da una discussione del gruppo ” Quick Sense Professionals”

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Intelligenza emotiva. Quanto un “leader d’azienda può influenzare la resilienza di un’impresa?

Quali le imprese che sono riuscite ad essere resilienti e mantenersi sul mercato se pur  tra mille difficoltà e giochi di equilibrismo?

Proprio ieri parlando con una cara amica, abile professionista e sociologa, ci si chiedeva, quali sono gli imprenditori che si sono dimostrati più predisposti e hanno scoperto una nascosta capacità di resilienza nell’attuale contesto socio economico.  Il mio pensiero è andato all’intelligenza emotiva, una capacità insita in ognuno di noi, ma che solo alcuni di noi riescono  a far emergere in ambito lavorativo e farne una risorsa spendibile; solo alcuni riescono a rendere qualcosa di intangibile ma presente,  uno strumento di resilienza per tutta l’organizzazione  aziendale.

L’imprenditore leader nella propria azienda o i manager da esso delegati a guidare  i gruppi di lavoro, influenzano il risultato di un progetto, di una strategia, di un percorso e il leader dotato di intelligenza emotiva, riesce ad attrarre persone di talento e tenerle legate al sistema. Il leader ottimista e pieno di entusiasmo riesce a legare molto più facilmente a se i propri collaboratori.

Un atteggiamento positivo infonde  maggiore fiducia nelle nostre capacità di raggiungere un obiettivo, accresce la nostra creatività e le nostre abilità decisionali e ci rende più disponibili ed attivi, ci rende più propensi ad aiutare gli altri. Chi riesce a infondere emotività positiva aiuta se e gli altri a portare avanti l’intera struttura organizzativa attivando un effetto domino.

L’atmosfera che si respira in un’azienda,  se  aperta e solare, aumenta i risultati attesi.

B Schneider dimostrò con una indagine su aziende di diversa natura che il giudizio dei dipendenti sul clima dell’ambiente aziendale di lavoro, consentiva di effettuare previsioni sul grado di soddisfazione della clientela e così riusciva ad influenzare i profitti.

Certo è, che tutti i messaggi negativi che ci sparano addosso i media, non sono da sorriso; ancora più importante è quindi per un leader imprenditore o manager, coltivare, sviluppare e perfezionare la propria intelligenza emotiva, aiuterà a migliorare il proprio rapporto con se stessi  e con gli altri, arma a mio avviso sicuramente importante anche se non unica per lo sviluppo e la resilienza di un’impresa.

Non sono solo parole o teoria e basta investire poco per provare e vederne l’efficacia.

 

Olimpia

 

 

 

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L’applicazione del team building elemento distintivo dell’impresa che ci crede.

Soffermiamoci a riflettere: la nostra vita trascorre transitando da un gruppo ad un’altro, dalla famiglia al gruppo di colleghi, dal gruppo di collaboratori al gruppo di amici. Anche quando siamo soli trascorriamo gran parte del nostro tempo per prepararci meglio per affrontare un gruppo, per prepararci all’incontro con il gruppo di amici o con il gruppo di uditori in un importante incontro.

Lo stesso bisogno di stima e di autostima che è presente in ognuno di noi, è fortemente correlato all’esigenza di vederla riconosciuta dagli altri e il gruppo è l’intersezione fra la persona/individuo ed il sociale.

Dopo queste brevi riflessioni ci rendiamo conto di quanto sia importante un processo di team building per l’azienda, è un processo che interviene significativamente sulla struttura dell’organizzazione esaltando la rete di relazioni e la rete di idee dei singoli collaboratori, rafforzando e migliorando sia i rapporti interni che quelli esterni.

L’ AGGREGAZIONE DELLE DIVERSITA’ DEI SINGOLI può divenire un potenziale per l’impresa, uno strumento di sviluppo verso l’innovazione.

ATTENZIONE PERO’: la forza del gruppo di lavoro richiede una forte committenza organizzativa da cui si sviluppano le sinergie vincenti.

E’ un luogo comune il pensare che sia sufficiente mettere insieme alcuni validi professionisti, assegnare loro compiti, identificare un problema da dover risolvere ed avere così un risultato migliore da quello che un singolo avrebbe ottenuto.

In realtà l’analisi e l’organizzazione di alcuni fattori quali: l’obiettivo, il metodo, il ruolo, la leadership, la comunicazione, il clima e lo sviluppo, forniscono efficacia operativa e danno valore accrescendo  gli interessi e le  motivazioni dei singoli. Armonizzare i vari fattori costituisce un elemento vincente.

Obiettivo del team building è quello di far conoscere le persone in modo approfondito, stimolare ed aumentare la collaborazione, costruire e potenziare relazioni interpersonali, creare un clima di fiducia e di stima tra colleghi di lavoro, sviluppare nuove idee, creare motivazione, coesione ed integrazione, lavorare per obiettivi. Il fare in modo che le persone  in ufficio si conoscono più in profondità e non  solo in modo superficiale, aumentare la fiducia fra colleghi, migliorare il livello di collaborazione, favorire la comunicazione, porta al  fine ultimo di costruire ( building) una vera squadra.

La parola squadra è stata usata ogni dove con una frequenza eccessiva, strumento di marketing per ogni grande band! Non confondiamo l’immagine di squadra con la vera essenza di squadra. Bisogna lavorare sulle dinamiche di gruppo per muovere i livelli di scambio e di integrazioni delle potenzialità dei singoli e le forze si moltiplicheranno e non saranno solo una somma …

Olmsted affermava:

Un gruppo si può definire una pluralità di individui che sono in contatto reciproco, tengono conto gli uni degli altri e hanno coscienza di avere in comune qualcosa di IMPORTANTE

Olimpia

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Link Libia – Quale scotto da pagare per le nostre imprese?

Un pò per i legami coloniali fra Roma e Tripoli, un pò per “volonta” dei nostri governi di mantenere buoni rapporti, molto per la necessità di farlo, la Libia è da sempre stato un riferimento importante per le imprese che hanno voluto approcciare, anche solo timidamente, rapporti esteri. Oggi molte le imprese italiane presenti in Libia e non solo colossi  che gestiscono gli approvvigionamenti di petrolio e gas ( la libia garantisce il 40% di tali approvigioamenti all’Italia) ma anche piccole e medie imprese.

Il caos in cui versa la Libia  non è certo una sorpresa, ma era idea o speranza di molti che la suddivisione storica fra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan potesse lasciare alcune aree relativamente tranquille, oggi anche questi confini sono stati abbattuti ed ogni città del paese pare essere in mano a fazioni diverse il tutto ulteriore elemento di  preoccupazione per le imprese italiane presenti.

Sul sito della camera di commercio italolibica fra i vari comunicati anche il seguente che riporto fedelmente:

 

“Roma, 17 giugno 2014. Il presidente della Camera di commercio italo-libica GianFranco
Damiano, accompagnato dal Presidente del comitato di controllo, Prof. Matteo Carbonelli, ha
incontrato il neo ambasciatore libico in Italia, S.E. Ahmed Safar, insediatosi il 14 maggio
scorso.
La cordialità dell’incontro è stata accompagnata da un’ampia condivisione sui temi economici
e sulla comune volontà di incrementare le relazioni tra i due Paesi.
S.E Safar ha sottolineato la posizione primaria delle relazioni commerciali con l’Italia e la
disponibilità a favorire ulteriormente la creazione di opportunità per le imprese interessate al
mercato libico.
Particolare attenzione è stata posta sulla strategicità del ruolo delle piccole e medie imprese
italiane per il trasferimento di conoscenze tecniche, la formazione professionale in specifici
settori (petrolifero, ambientale e meccanico) e la realizzazione di nuove realtà produttive.
L’ambasciatore ha trattato con particolare conoscenza e competenza i temi comuni ai due
Paesi, sottolineando la necessità di una maggiore celerità nelle procedure
burocratiche, nell’ottica di favorire l’interscambio.
Il presidente Damiano, rimarcato il nuovo corso della Libia e la forte propositività
dell’Ambasciatore, ha sottolineato la massima disponibilità della Camera, testimoniata da
oltre 15 anni di intensa attività promozionale e di assistenza alle imprese; la mission di questo
periodo è pervasa da un forte intendimento affinché le iniziative imprenditoriali possano avere
anche la funzione di sostenere la Libia in questo suo delicato momento storico.
La collaborazione, oltre che nei settori economici tradizionali, sarà incrementata anche in altri
ambiti (cultura, sanità, istruzione) che ovviamente comporteranno sensibili ricadute anche a
livello economico.
“Il processo in corso in Libia è sì complesso, ma l’azione del nostro Paese – ha dichiarato il
presidente Damiano – dovrebbe connotarsi per una presenza più attiva e più propositiva,
considerato l’alto peso specifico e i ruoli che i due Paesi possono giocare nello scenario
mediterraneo”.

Di ieri per contro la notizia che il ministero degli esteri francese ha comunicato la chiusura temporanea della sua ambasciata in Libia e la contemporanea evacuazione dei cittadini francesi.

Sarebbe bello poter raccogliere qualche testimonianza diretta di imprese italiane sul territorio.

Sarebbe rete virtuosa ed utile alle imprese.

 

Olimpia

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Rilanciare la domanda – 1° puntata

L’italia e la parte meridionale dell’ Eurozona  stanno attraversando un lungo periodo di depressione economica; il più grave dagli anni ’30 ai giorni nostri. Il periodo di profondo disagio dura ormai da 5 anni.

Nel 2011 i paesi dell’Eurozona, Germania in testa erano tornati a livelli di piena occupazione grazie alle esportazioni verso le nazioni meridionali, provocando ulteriori flessioni sull’occupazione di questi ultimi e l’ Eurozona si è segmentata in tre blocchi: un centro che accumula crediti, una periferia che accumula debiti e alcuni paesi quali la Francia che si trovano in una situazione intermedia, anche se quest’ultima tende ormai a scivolare verso la periferia.

Non siamo riusciti a comprendere pienamente il problema e ad applicare politiche di sostegno all’economia.

La domanda che tutti ci facciamo qualsiasi sia il posto che manteniamo o perdiamo nel ruolo primario di cittadino è:

Che cosa possono fare Paesi fortemente indebitati, dove lo spazio fiscale disponibile è insufficiente, dove la recessione ha azzerato i risultati di una politica monetaria tradizionale e la paura e mancanza di certezze hanno bloccato i NORMALI canali di credito a famiglie e ad imprese?

Nel 2009  si parlò di Tassi d’interesse negativi

                     si fece  ricorso ai QE (Quantitative easing)

Nel 2013 si torna a parlare ( già lo si era suggerito nel 2003 alle autorità giapponesi come rimedio antideflattivo), si torna  a parlare dicevamo di Finanziamento permanente del nuovo deficit con nuova moneta. 

Si arriva poi a proporre di restituire spazio fiscale e capacità di spesa al settore privato dei “paesi di periferia” attraverso l’acquisto e l’eliminazione del loro debito da parte della BCE.

E’ uscito di recente un libro edito da HOEPLI, autori Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi dal Titolo: ” La soluzione per L’EURO creare moneta, ridurre le tasse e rilanciare la domanda” e si comincia a parlare  di CCF  ( I Certificati di Credito Fiscali) vale a dire certificati che lo stato emetterebbe e che rappresenterebbero non semplici Titoli di debito pubblico, ma sarebbero una vera e propria moneta complementare affiancata alla moneta corrente già in circolazione.  Si andrebbe così ad integrare il potere di acquisto  di lavoratori pubblici e privati ed imprese, generando nuova spesa e conseguente crescita della domanda.

Si propone di utilizzare una parte importante dell’intervento  per ridurre i costi di lavoro che pesano sulle imprese, fornendo nuovo equilibrio  e competitività tra i paesi membri dell’Eurozona.

Mi piacerebbe raccogliere i pareri dei protagonisti di questo ipotetico intervento…. ( cittadini, imprenditori, politici, economisti, ecc…), resto in ascolto. Alla prossima sull’argomento dunque!

Olimpia

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INNOVARE – QUALE LA ROTTA E IL VENTO GIUSTO.

Lo diceva Seneca 2000 anni fa:

nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare

Oggi tutte le imprese hanno raggiunto la consapevolezza che è necessario “innovare”. Sul significato della parola, non credo ci siano dubbi, per un’impresa significa mutamento, modifica, introduzione di nuovi aspetti tecnologici, organizzativi e strategici per rinnovare la macchina aziendale e renderla competitiva sul mercato mutato. Ma da dove partire e per andare dove?

Confrontandomi con più imprenditori ed in settori molto diversi alla domanda:

” perché pensa di avere bisogno di aiuto?”

la risposta è sempre la stessa :

” perché spero che mi si possa dire cosa devo fare per sopravvivere, mi si possa aiutare a cambiare perché così mi sono reso conto, e forse troppo tardi, che non riesco ad andare avanti. Devo cambiarema non so da dove partire, ma non so dove devo andare, sono confuso, non riesco più a riordinare le tante idee”

E’ una risposta da leggere e rileggere, nessuna parola va tralasciata  e presa alla leggera. Parliamo di imprenditori che lavorano nella propria azienda da 30-40 anni, persone che hanno saputo costruire qualcosa di importante per se e per il tessuto sociale nel quale vivono, ma che oggi non vedono più la rotta e quando un marinaio non sa in che porto deve andare, anche se la nave è solida e piena di viveri nessun vento è quello giusto e diventa tutto inutile.

Difficile in un contesto di questo tipo, trasformare i punti di debolezza in punti di forza e non si è spesso nemmeno più in grado di trasformare  i propri punti di forza quali integrità, spirito imprenditoriale, passione, ideali, spirito di collaborazione in GRANDI VALORI per sviluppare una strategia per una innovazione trasformazionale. Diventa quindi importantissimo riuscire a sviluppare nuovi modi di pensare ai problemi stimolando i valori già presenti ( viveri e/o solidità) trasformandoli in un processo di cambiamento.

Il processo che si attua diviene il cuore e il motore per raggiungere il porto del cambiamento, la rotta dell’UNICITA’ di ogni imprenditore diviene un valore assoluto.

Il tempo per attivare questo processo e renderlo irreversibile è altrettanto fondamentale,  anche perchè spesso i viveri stanno già scarseggiando per avere girato a vuoto per ormai un quinquennio.  Purtroppo l’attivazione di un processo richiede tempo e a mio avviso questo è lo scoglio maggiore. Il tempo richiede investimento e fiducia e per la  mia esperienza dove questi due elementi sono ancora  presenti si riesce a trovare il vento giusto per percorrere la rotta dell’UNICITA’, qualsiasi sia il settore o il carattere dell’imprenditore.

Le parole diventano strategia di innovazione applicando i giusti  metodi per attivare il processo.

Buon lavoro a tutti

Olimpia

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Cibus 2014 un sorriso da chi vuole produrre ed offrire e chi ama il prodotto italiano di qualità

Bello passeggiare fra padiglioni delle Fiere di Parma in occasione della edizione 2014 di Cibus. Si respirano non solo i profumi della terra italiana, gli odori di olio, vini, aceto balsamico, mozzarelle, pizza, pasta, dolci e tanto altro, ma si respira anche fra chi produce una forte voglia di esserci e di essere rappresentati soprattutto all’estero.

Mi imbatto in alcuni produttori che mi spiegano con grande orgoglio la qualità di ciò che espongono e producono da anni e le nuove idee sviluppate trasformando prodotti tradizionali in prodotti altrettanto validi ma rivolti al mondo goloso della grande distribuzione australiana, statunitense ed asiatica.  Progetti di sviluppo estero studiati e mirati a far si che gli sforzi di anni di generazioni, non siano stati vani.

Chi produce e commercia aceto balsamico da più di 4  generazioni esporta con soddisfazione il 58/65% del proprio prodotto, trovando soddisfazione  nel mercato di nicchia estero, disposto a pagare 300$ per  un aceto IGP extravecchio.

Chi ha tolto i vigneti per cominciare a produrre fichi e creare un prodotto slow food tutelato e di qualità, già confezionato per la catena estera.

L’Ente fieristico attento a questa maturata volontà di rivolgere il mercato alimentare  verso orizzonti diversi,  ha organizzato un breve quanto intenso  seminario con presenza di  esperti che sanno fornire indicazioni e risposte agli imprenditori che vogliono seriamente approcciare il mercato degli U.S.A. Si parla di registrazione FDA, di normative FCE-SID e di come il codice di regolamentazione  federale detti rigidi requisiti di etichettatura in continua evoluzione e cambiamento.

Insomma tanti piccoli campanelli da far suonare prima di fare arrivare i nostri prodotti italiani negli Stati Uniti. Dato importante  che viene segnalato: la richiesta del prodotto alimentare italiano è fortemente cresciuta,  tanto è che alla domanda  non corrisponde l’offerta nonostante fra il 2012 e il 2013 vi sia stato un aumento del 10% dell’esportazione agroalimentare. La curiosità è che i controlli degli organi competenti che vengono e verranno fatti sui produttori italiani da FDA verranno intensificati secondo quanto previsto da piano di sicurezza programmato  a tutto il 2016.

Che agli americani piaccia l’Italia e con la scusa dell’audit amino raggiungere” il bel paese” ? Non facciamoci trovare impreparati quindi.

Domani l’evento fieristico si chiuderà l’augurio è che i sorrisi rimangano e i buoni auspici anche.

 

Olimpia

 

 

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“BRANDING” d’impresa – Siamo sicuri di averne capito il valore? Dobbiamo essere noi la matita colorata del nostro brand.

Tutti sanno che il “branding” è il processo che crea e trasmette l’identità e l’immagine di un’azienda. Chi pensa che tutto si possa concludere con l’individuazione di un bel logo e la pubblicità di un marchio, non ha sicuramente fatto i conti con la reale trasformazione delle dinamiche di mercato in atto. Oggi è il cliente consumatore che sceglie cosa comprare, non è il venditore che sceglie cosa immettere sul mercato. Le persone stanno iniziando a rimpossessarsi del proprio tempo e impiegano i nuovi spazi per ricercare valori, passioni e caratteri distintivi!  Essere differenti e distintivi ci rende unici e di valore, quasi come se la nostra azienda fosse un dipinto, un’opera d’arte che il cliente critico apprezza o squalifica.

Un quadro nasce dalla mano dell’artista (imprenditore) e dalla giusta mescolanza dei  colori ( dipendenti e collaboratori). Impariamo ad osservare attentamente le risorse umane che abbiamo in azienda; il brand di un’azienda  è fatto anche dalla somma dei singoli brand personali dei dipendenti! Dobbiamo quindi migliorare la percezione dell’azienda: la passione  e la personalità delle persone che  svolgono il proprio lavoro all’interno dell’impresa, è spesso il primo elemento a disposizione del pubblico per identificare il vero brand, riconoscerne valori, passioni o disconoscerne credibilità.  Abbiamo a che fare quindi con ben più di un logo o di un marchio colorato creato a tavolino! Che dite?

Ci sono poi gli amanti dell’arte moderna e gli amanti dell’arte fiamminga, diventa quindi importante per quanto possibile, sviluppare una categoria personale di servizi o prodotti riconosciuti distintivi nel nostro settore di azienda. L’X-Box non è altro che una console Microsoft, ma proviamo a pensare di parlare con un amico e dirgli: “ ho acquistato una console di Microsoft” ” ho acquistato una X-Box”. Di console ce ne sono tante, di X-Box una sola! Spero con questo esempio di avere reso l’idea.

Nell’immagine che ho scelto per questo articolo, trovate tante matite colorate, ognuna con toni diversi, tanti verdi, tanti grigi, tanti gialli, tanti rossi ecc. ecc. Noi manager  o imprenditori dobbiamo riuscire  a creare il nostro quadro che sarà il brand dell’impresa; la nostra reputazione  e rete di rapporti sarà il nostro vettore per trasmetterlo. Questo è branding di impresa, la nostra vera identità aziendale.

Volete sapere qual’è il mio colore preferito:  è la mano dell’artista che rende un colore caldo, passionale ed emozionante. Fare branding significa anche creare emozioni con i colori più spenti. Qual’è il colore di una nuvola? Il solo bianco o anche la mescolanza di giallo, blu e rosa?

Olimpia

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