Intelligenza emotiva. Quanto un “leader d’azienda può influenzare la resilienza di un’impresa?

Quali le imprese che sono riuscite ad essere resilienti e mantenersi sul mercato se pur  tra mille difficoltà e giochi di equilibrismo?

Proprio ieri parlando con una cara amica, abile professionista e sociologa, ci si chiedeva, quali sono gli imprenditori che si sono dimostrati più predisposti e hanno scoperto una nascosta capacità di resilienza nell’attuale contesto socio economico.  Il mio pensiero è andato all’intelligenza emotiva, una capacità insita in ognuno di noi, ma che solo alcuni di noi riescono  a far emergere in ambito lavorativo e farne una risorsa spendibile; solo alcuni riescono a rendere qualcosa di intangibile ma presente,  uno strumento di resilienza per tutta l’organizzazione  aziendale.

L’imprenditore leader nella propria azienda o i manager da esso delegati a guidare  i gruppi di lavoro, influenzano il risultato di un progetto, di una strategia, di un percorso e il leader dotato di intelligenza emotiva, riesce ad attrarre persone di talento e tenerle legate al sistema. Il leader ottimista e pieno di entusiasmo riesce a legare molto più facilmente a se i propri collaboratori.

Un atteggiamento positivo infonde  maggiore fiducia nelle nostre capacità di raggiungere un obiettivo, accresce la nostra creatività e le nostre abilità decisionali e ci rende più disponibili ed attivi, ci rende più propensi ad aiutare gli altri. Chi riesce a infondere emotività positiva aiuta se e gli altri a portare avanti l’intera struttura organizzativa attivando un effetto domino.

L’atmosfera che si respira in un’azienda,  se  aperta e solare, aumenta i risultati attesi.

B Schneider dimostrò con una indagine su aziende di diversa natura che il giudizio dei dipendenti sul clima dell’ambiente aziendale di lavoro, consentiva di effettuare previsioni sul grado di soddisfazione della clientela e così riusciva ad influenzare i profitti.

Certo è, che tutti i messaggi negativi che ci sparano addosso i media, non sono da sorriso; ancora più importante è quindi per un leader imprenditore o manager, coltivare, sviluppare e perfezionare la propria intelligenza emotiva, aiuterà a migliorare il proprio rapporto con se stessi  e con gli altri, arma a mio avviso sicuramente importante anche se non unica per lo sviluppo e la resilienza di un’impresa.

Non sono solo parole o teoria e basta investire poco per provare e vederne l’efficacia.

 

Olimpia

 

 

 

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Corazze ideologiche necessita una equilibrio per collaborare – La metafora di LE DUE AMICHE IN VACANZA


Riprendo il filone “metafore” per aiutare a riflettere sulla tendenza diffusa di estremizzare la propria posizione in azienda o all’interno di un sottogruppo di lavoro. Non si creano  i giusti collegamenti per lo sviluppo di percorsi comuni e condivisi. Quando ci si chiude nelle proprie ideologie e si diventa così ciechi e quindi privi della possibilità di cogliere innovazione e aperture. Così come si diventa sordi e quindi privi di creare o mantenere collaborazione ed integrazione di ruoli e mansioni.

” Due amiche stanno facendo una passeggiata sul lago, tutte fiere di essere finalmente in vacanza e poter chiacchierare piacevolmente dopo un lungo anno di lavoro e famiglia. Ad un certo punto Sole dice: << ognuno di noi vive del proprio passato ed è condizionato da quello che ha fatto, costretto a ripetere e a fare le stesse cose!>> << Ma non è affatto vero! >> dice Chiara indispettita e quasi arrabbiata.  << Noi tutti siamo condizionati dai nostri ideali, dai nostri sogni ed aspirazioni e da essi costruiamo e sviluppiamo i nostri progetti di vita!!>> Sole con tono fermo ribadisce il suo punto di vista e porta tanti esempi di amiche e colleghe, persone che entrambe conoscono. Mentre parla  è talmente presa dalla sua convinzione  che neanche si accorge che Chiara non la sta ascoltando perché  tutta intenta a pensare come controbatterla. Così Chiara appena Sole prende fiato riparte con le sue testimonianze a sostegno  di ciò di cui è convinta. Ancora una volta Sole non sta ad ascoltare pensando a come potere controbattere l’amica.

Ad un tratto sono rapite da un urlo di donna, girano lo sguardo e vedono una ragazza giovane stesa sul marciapiede, le vanno incontro per aiutarla a rialzarsi e capire cosa sia successo. La ragazza un po’ sanguinante si rialza e spiega che stava camminando guardando verso il lago, non si è accorta di una bici sul marciapiede, ha inciampato ed ha sbattuto il ginocchio sul cordolo. Niente di preoccupante ma fa male. La giovane ringrazia per l’aiuto ricevuto e se ne va.

Le due amiche riprendono la discussione, ma ora sia l’una che l’altra cominciano a guardarsi ed ad ascoltare cercando di capire la posizione dell’amica. Mentre continuano a parlare sentono il pianto di un gattino che caduto in acqua non riesce ad uscire e ritornare a riva. Chiara che sa nuotare si tuffa  e lo riporta all’asciutto. Il gattino fa due fusa  e si allontana non prima di essersi girato quasi a ringraziare Chiara. Sole riprende il suo discorso cominciando a porre a Chiara alcune domande per meglio capire la sua posizione e Chiara fa la stessa cosa con Sole.

Ad un tratto se pur immerse nel loro discorso che è diventato intenso e collaborativo, sentono un bimbo che le chiama dall’alto di una pianta in lato al marciapiede. Il bimbo disperato racconta loro di essere salito sull’albero per provare a vedere tutto il lago  dall’alto, ma ora non riesce più a scendere e ha tanta paura, non sa come poter fare, teme di cadere e farsi male.

Insieme Sole e Chiara studiato il modo più sicuro per farlo scendere, un po’ si arrampicano, un po’ lo guidano. Il bimbo riesce a scendere e felice dice loro che racconterà la sua avventura agli amichetti, dicendo loro che prima di salire in alto bisogna anche sapere o capire come scendere poi.

Le amiche riprendono la loro passeggiata, ora in silenzio, ognuna assorta nei propri pensieri. Ad un tratto si fermano e rivolta l’una verso l’altra quasi insieme si dicono: << Forse hai ragione tu>>”

Una buona strategia aziendale non può non tenere conto delle dinamiche che interagiscono fra passato, presente e futuro.

Le soluzioni vanno cercate collaborando e trovate mantenendo un giusto equilibrio fra bisogni e realtà.

Olimpia

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Una metafora per ricominciare: l’aquila e il gabbiano

“C’era una volta un’aquila che viveva in una grande isola e amava volare sulle alte cime dei monti. Amava volare con le proprie ali, seguendo e facendo sua la forza del vento. Un giorno l’aquila vede un bellissimo gabbiano che si era allontanato dal porto  e si era spinto quasi a raggiungere le alte vette. I due subito si innamorano e da allora amano trascorrere tanto tempo volando insieme. Il gabbiano mostra all’aquila la bellezza dei porti con le sue navi e i suoi anfratti e l’aquila gli fa provare l’ebrezza di volare in alto sino a  raggiungere le più alte cime dei monti dell’isola. All’inizio tutto è bellissimo e ognuno scopre il fascino del mondo dell’altro.

Dopo un pò di tempo però, l’aquila si accorge che il gabbiano tende a voler trascorrere sempre più tempo vicino al suo porto e al suo mare… Ogni volta che l’aquila gli fa la proposta di andare a volare nell’alto dei cieli il gabbiano trova una scusa. L’aquila per qualche tempo rinuncia ai suoi voli, ma dopo un pò sente che le sue ali hanno voglia di sgranchirsi e va a fare un giro da sola. Quando torna il gabbiano fa il broncio, è offeso e dice all’aquila che il fatto che voglia volare così alto vuol dire che non gli vuole bene. L’aquila cerca di fargli capire che non è così, che l’ama profondamente. La natura gli ha dato grandi ali  per volare in alto e lei non fa altro che seguire la sua natura, così come il gabbiano segue la sua. Il gabbiano non si fa convincere dal discorso e pensa che se il problema sta nelle grandi ali dell’aquila, la soluzione sia del tarpargliele. E così la notte, mentre l’aquila dorme tranquillamente al suo fianco, il gabbiano pende delle forbici e, notte dopo notte, spunta un po’ le ali dell’aquila, senza che questa se ne accorga.

Un giorno mentre sta cercando di volare verso la sua montagna preferita, l’aquila sente di non farcela, si sente stanca, sente il suo corpo pesante e nonostante i suoi sforzi, non ce la fa a salire in cima. Sta per desistere quando incontra una maestosa vecchia aquila che vola lentamente con le sue grandi ali spiegate. La vecchia aquila vede l’aquila che fa fatica a volare e nota subito le ali tarpate a forma di gabbiano: capisce che qualcuno deve averle giocato un brutto scherzo. La vecchia aquila le si avvicina e le chiede se vuole fare un giro sulle sue ali, l’aquila ringrazia e accetta. Allora l’aquila saggia la prende su di sé e volando la porta in cima al monte. Quando arrivano in cima l’aquila si sente rinascere, ma dopo un po’ diventa triste al pensiero che il suo amato gabbiano le farà il broncio quando tornerà- L’aquila saggia vede il cambiamento di umore e le chiede cosa stia pensando. L’aquila si confida e le racconta che il suo amato gabbiano preferisce stare vicino al porto dove sono ancorate tante navi e non vuole volare in alto, sfidare la forza del vento e misurare la potenza delle sue ali.

Dopo avere ascoltato, la vecchia aquila saggia le dice che anche i gabbiani possono volare alto. A una condizione però, che lo vogliano veramente e che non si facciano prendere dal caldo torpore marino e non si facciano sedurre da tutte quelle navi ancorate ai porti. E comincia a raccontare le avventure di un gabbiano chiamato  Jonathan Livingston che amava sfidare la sua natura e che era riuscito a raggiungere cime e vette altissime. L’aquila sta alcuni giorni in compagnia della vecchia aquila saggia ascoltando i racconti sul gabbiano Jonathan Livingston, così capisce che anche il suo gabbiano può volare in alto: deve però essere lui a volerlo……………”

Questa storia  l’ho tratta da ” I PORCOSPINI DI SCHOPENAHAUER” di Consuelo Casula.

“….l’aquila torna dal suo gabbiano e gli dice: ogni creatura umana ha delle differenze e ognuno può amare, apprezzare e rispettare le differenze di ciascuno, la mia natura mi ha  dotato di grandi ali scure con le quali volare nell’alto dei cieli; la tua natura ti ha dotato di bellissime ali bianche con le quali sorvolare mari e monti.Entrambi abbiamo le ali, entrambi possiamo volare da  soli o in compagnia……….. mi piacerebbe volare con te , averti al mio fianco, però posso anche capire e rispettare che tu preferisca crogiolarti al caldo del sole. Ognuno ha una sua natura da rispettare ed onorare………………..

Il discorso colpisce il gabbiano che le dice : raccontami ancora le avventure del gabbiano Jonathan Livingston in modo che io possa imparare a volare in alto.”

Spero vi sia piaciuta quanto è piaciuta a me e vi abbia lasciato qualcosa.

Buon volo!

Olimpia

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L’applicazione del team building elemento distintivo dell’impresa che ci crede.

Soffermiamoci a riflettere: la nostra vita trascorre transitando da un gruppo ad un’altro, dalla famiglia al gruppo di colleghi, dal gruppo di collaboratori al gruppo di amici. Anche quando siamo soli trascorriamo gran parte del nostro tempo per prepararci meglio per affrontare un gruppo, per prepararci all’incontro con il gruppo di amici o con il gruppo di uditori in un importante incontro.

Lo stesso bisogno di stima e di autostima che è presente in ognuno di noi, è fortemente correlato all’esigenza di vederla riconosciuta dagli altri e il gruppo è l’intersezione fra la persona/individuo ed il sociale.

Dopo queste brevi riflessioni ci rendiamo conto di quanto sia importante un processo di team building per l’azienda, è un processo che interviene significativamente sulla struttura dell’organizzazione esaltando la rete di relazioni e la rete di idee dei singoli collaboratori, rafforzando e migliorando sia i rapporti interni che quelli esterni.

L’ AGGREGAZIONE DELLE DIVERSITA’ DEI SINGOLI può divenire un potenziale per l’impresa, uno strumento di sviluppo verso l’innovazione.

ATTENZIONE PERO’: la forza del gruppo di lavoro richiede una forte committenza organizzativa da cui si sviluppano le sinergie vincenti.

E’ un luogo comune il pensare che sia sufficiente mettere insieme alcuni validi professionisti, assegnare loro compiti, identificare un problema da dover risolvere ed avere così un risultato migliore da quello che un singolo avrebbe ottenuto.

In realtà l’analisi e l’organizzazione di alcuni fattori quali: l’obiettivo, il metodo, il ruolo, la leadership, la comunicazione, il clima e lo sviluppo, forniscono efficacia operativa e danno valore accrescendo  gli interessi e le  motivazioni dei singoli. Armonizzare i vari fattori costituisce un elemento vincente.

Obiettivo del team building è quello di far conoscere le persone in modo approfondito, stimolare ed aumentare la collaborazione, costruire e potenziare relazioni interpersonali, creare un clima di fiducia e di stima tra colleghi di lavoro, sviluppare nuove idee, creare motivazione, coesione ed integrazione, lavorare per obiettivi. Il fare in modo che le persone  in ufficio si conoscono più in profondità e non  solo in modo superficiale, aumentare la fiducia fra colleghi, migliorare il livello di collaborazione, favorire la comunicazione, porta al  fine ultimo di costruire ( building) una vera squadra.

La parola squadra è stata usata ogni dove con una frequenza eccessiva, strumento di marketing per ogni grande band! Non confondiamo l’immagine di squadra con la vera essenza di squadra. Bisogna lavorare sulle dinamiche di gruppo per muovere i livelli di scambio e di integrazioni delle potenzialità dei singoli e le forze si moltiplicheranno e non saranno solo una somma …

Olmsted affermava:

Un gruppo si può definire una pluralità di individui che sono in contatto reciproco, tengono conto gli uni degli altri e hanno coscienza di avere in comune qualcosa di IMPORTANTE

Olimpia

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