ETICA D’IMPRESA E MERCATO GLOBALE . ” Non è perchè le cose sono difficili… ( Seneca)

Spesso aprendo il sito di un’impresa strutturata,  ci imbattiamo nel codice etico. La stessa certificazione della responsabilità sociale d’impresa, secondo la norma SA8000, prevede la redazione di un documento di bilancio delle prestazioni aziendali in termini di “conduzione etica degli affari” e corretta gestione del personale.

Così si parla spesso di etica di impresa, quasi a significare che nell’organizzazione interna delle aziende, possano prendere corpo e svilupparsi concezioni etiche che esulino o non debbano tenere conto o avere correlazione, con le concezioni etiche presenti nella società di tutti i giorni. In realtà l’impresa è in un sistema aperto ed è condotta da persone che vivono nel contesto storico, politico, culturale di ogni giorno.

Difficile poter definire e percorrere all’interno dell’azienda quei valori etici che il contesto socio-economico non riconosce.

L’economia globalizzata basata sulla gestione integrata delle conoscenze aumenta il livello di eticità, dando origine a spinte evolutive positive, ma produce effetti che frenano i comportamenti etici dell’azienda.

Sicuramente sono da ritenere spinte evolutive la trasparenza, la qualità, la cooperazione e la salvaguardia dell’ambiente.

La trasparenza diventa un elemento essenziale per la permanenza sui mercati dove rimangono le strutture più performanti e virtuose.

La qualità assume valore in un’economia sempre tesa a promuovere i servizi di alto valore che vengono offerti in sostituzione e integrazioni dei beni.

La cooperazione diventa indispensabile per integrare competenze e ruoli più flessibili, per non parlare della necessaria condivisione delle responsabilità.

 

Divengono invece effetti frenanti le diversità dei vari mercati che spingono le imprese a collocare le loro attività dove vi è la possibilità di impiegare meno risorse  ( minori costi del lavoro, minori imposte, minori oneri finanziari). Tutto con il fine di operare in condizioni di vantaggio competitivo.

La finanza domina poi l’economia.

La responsabilità sociale d’impresa quale componente del sistema è sicuramente importante, ma la creazione o mantenimento dei valori deve aprirsi alle differenti categorie di prestatori di interesse, mantenendo posizioni di equilibrio economico finanziario e startegico con gli interlocutori dei vari mercati.

non è perchè le cose sono diffcili che non osiamo, ma perchè non osiamo che sono difficili

                                                                                                                                                                                      Seneca

A voi i commenti davanti alla purezza di un cristallo rosa.

 

Olimpia

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Il capitale umano. Dove lo postiamo fra le voci di un bilancio aziendale? Per Hill era il primo fra i patrimoni!

Ci dimentichiamo spesso del “capitale umano”!

Fra le voci del bilancio aziendale le voci ” personale amministrativo” e “personale produttivo”  vengono  giustamente inseriti come voci di costo fra i conti economici, sono spesso una delle maggiori fonti di preoccupazione o quanto meno di attenzione dopo gli oneri finanziari, ovvio in una una struttura organizzata.  Rappresentano inoltre il principale elemento da dover remunerare. Come tali sono una delle prime voci su cui effettuare tagli quando ci si rende conto che i margini aziendali non sono più sufficienti.

Certo è che se non si produce, ed il mercato di riferimento mutando non consente di vendere il proprio prodotto/servizio, il “capitale umano” perde il suo valore e diviene la voce di bilancio sulla quale poter agire più velocemente attuando una politica di restrizione.

Gli immobili hanno perso valore si, costa il loro mantenimento e manutenzione, ma rimangono sopravvalutati ed essendo durevoli sono sempre in bella vista fra le voci dell’ attivo. So che ora pensate: ” bella scoperta , se si riuscissero a vendere!!”. Ma non dicevamo così 7 anni fa, nonostante tutti sapessimo della bolla immobiliare che prima  o poi sarebbe scoppiata, anzi si continuava ad investire in immobili anche se non del tutto necessari per l’attività tipica di impresa. Si diceva: ” l’immobile è un capitale” 

Vi chiedo: questi sette anni di crisi ( il numero sette mi è sempre piaciuto) ci hanno portato a riflettere e a  pensare?

Sono più importanti i patrimoni immobiliari ( l’INPS ne è ricca) o i patrimoni umani?

 

Sono  le persone che fanno la differenza con le loro idee, la loro determinazione, la loro curiosità, il loro impegno, la loro voglia di fare. Dare continuità ad una azienda significa proprio incubare idee, sviluppare progetti con determinazione, non fermarsi pensando di essere arrivati, ma continuare ad essere curiosi, impegnarsi ogni giorno per innovare.

Solo le aziende che hanno investito in “capitale umano” e lo hanno formato e addestrato con queste logiche  risentono molto meno del forte cambiamento in atto.

Napoleon Hill sosteneva che :

la mente umana può realizzare tutto quanto può concepire e credere

e che :

il pensiero opera miracoli

Parlava del ” capitale umano!

Oggi si comincia blandamente a pensare che, sono più importanti le ” immobilizzazioni immateriali” delle ” immobilizzazioni materiali” , le prime generano continuamente valore .Pensiamo ai brevetti, ai marchi, alle certificazioni, agli investimenti per avviare progetti di valore. Le seconde prendono polvere e costa mantenerle, ancor di più se le abbiamo costituire  se pura immagine!!

A voi riflessioni e commenti. Vi ho provocato abbastanza?

 

Olimpia

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