Mercato globale-E’ necessario un approccio strategico coi mercati esteri- Marketing internazionale

Lo affermava Rifkin con la pubblicazione del suo libro: ” LA FINE DEL LAVORO, IL DECLINO DELLA FORZA LAVORO GLOBALE E L’AVVENTO DELL’ERA POST MERCATO”. Indubbio ora che aveva ragione, siamo nel corso di una terza rivoluzione industriale, nella quale il rapido sviluppo tecnologico, della comunicazione universale e dell’informatica, hanno ridimensionato tempi e movimenti,  hanno favorito la multinazionalizzazione.

Risultato: nuovi rapporti, nuove attività, mercati denazionalizzati, era di mercato globale.

Rifkin allora proponeva fra le soluzioni, la rivalutazione del terziario, con lo sviluppo di servizi di utilità sociale ed è evidente che questa sia una strada utile quanto necessaria, ma non per tutti potrà esserci spazio e spirito e in questo contesto l’azienda deve chiaramente rivedere il suo approccio al mercato, concependo un suo modo di essere internazionale, deve dare una propria risposta la cambiamento, condizionata da una scelta strategica.

“Va quindi riconsiderata la globalizzazione dell’economia”

Da sempre l’impresa italiana ha visto l’esportazione come un processo successivo alla penetrazione del mercato italiano, una valvola dove sfogare la sovrapproduzione o addirittura una occasione fortuita, raccolta per puro caso.

Lo scenario di un solo mercato globale mondiale, assume un ruolo nuovo e decisivo, che richiede un nuovo modo di pensare e di agire. Ecco che diventa importantissimo sviluppare all’interno dell’impresa un piano generale aziendale che comprenda un piano globale di esportazione e che favorisca, la dove possibile, una segmentazione del mercato globale.

Avviare un processo di pianificazione di marketing internazionale significa  per la PMI, non prendere decisioni singole e soggettive e senza anticipata e specifica verifica dei mercati esteri, ma al contrario deve essere una  decisione oggettiva pianificata  e con lo scopo di mettere l’imprenditore esportatore in grado di muovere i suoi passi e agire in base alle esigenze dei mercati.

Ogni mercato/nazione è una entità a sé stante, influenzata da condizionamenti storici, socio economici, politici. Non esiste un minimo comune denominatore, non ci tragga in inganno il termine MERCATO GLOBALE. Esistono per ogni mercato differenziazioni di notevole importanza:  i gusti, le tradizioni, il grado di cultura, il reddito pro-capite, i prezzi già allineati su quel dato mercato. La penetrazione  e la segmentazione implica la valutazione ed analisi attenta di tutti questi fattori.

Cos’è quindi il marketing internazionale strategico?

Io lo definirei un modo di condurre l’impresa a nuove relazioni con l’estero con metodo. Il  fine quello di prendere delle decisioni dopo una anticipata valutazione di ciò che la penetrazione su quel dato mercato comporta per quel dato  mercato estero e sul suo ambiente. Creare in ultima analisi un legame intelligente tra impresa e mercato.

Bello sarebbe raccogliere la voce e l’opinione di imprenditori, associazioni  e consulenti sul tema.

A voi la parola!!

 

Olimpia

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INNOVARE – QUALE LA ROTTA E IL VENTO GIUSTO.

Lo diceva Seneca 2000 anni fa:

nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare

Oggi tutte le imprese hanno raggiunto la consapevolezza che è necessario “innovare”. Sul significato della parola, non credo ci siano dubbi, per un’impresa significa mutamento, modifica, introduzione di nuovi aspetti tecnologici, organizzativi e strategici per rinnovare la macchina aziendale e renderla competitiva sul mercato mutato. Ma da dove partire e per andare dove?

Confrontandomi con più imprenditori ed in settori molto diversi alla domanda:

” perché pensa di avere bisogno di aiuto?”

la risposta è sempre la stessa :

” perché spero che mi si possa dire cosa devo fare per sopravvivere, mi si possa aiutare a cambiare perché così mi sono reso conto, e forse troppo tardi, che non riesco ad andare avanti. Devo cambiarema non so da dove partire, ma non so dove devo andare, sono confuso, non riesco più a riordinare le tante idee”

E’ una risposta da leggere e rileggere, nessuna parola va tralasciata  e presa alla leggera. Parliamo di imprenditori che lavorano nella propria azienda da 30-40 anni, persone che hanno saputo costruire qualcosa di importante per se e per il tessuto sociale nel quale vivono, ma che oggi non vedono più la rotta e quando un marinaio non sa in che porto deve andare, anche se la nave è solida e piena di viveri nessun vento è quello giusto e diventa tutto inutile.

Difficile in un contesto di questo tipo, trasformare i punti di debolezza in punti di forza e non si è spesso nemmeno più in grado di trasformare  i propri punti di forza quali integrità, spirito imprenditoriale, passione, ideali, spirito di collaborazione in GRANDI VALORI per sviluppare una strategia per una innovazione trasformazionale. Diventa quindi importantissimo riuscire a sviluppare nuovi modi di pensare ai problemi stimolando i valori già presenti ( viveri e/o solidità) trasformandoli in un processo di cambiamento.

Il processo che si attua diviene il cuore e il motore per raggiungere il porto del cambiamento, la rotta dell’UNICITA’ di ogni imprenditore diviene un valore assoluto.

Il tempo per attivare questo processo e renderlo irreversibile è altrettanto fondamentale,  anche perchè spesso i viveri stanno già scarseggiando per avere girato a vuoto per ormai un quinquennio.  Purtroppo l’attivazione di un processo richiede tempo e a mio avviso questo è lo scoglio maggiore. Il tempo richiede investimento e fiducia e per la  mia esperienza dove questi due elementi sono ancora  presenti si riesce a trovare il vento giusto per percorrere la rotta dell’UNICITA’, qualsiasi sia il settore o il carattere dell’imprenditore.

Le parole diventano strategia di innovazione applicando i giusti  metodi per attivare il processo.

Buon lavoro a tutti

Olimpia

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Cibus 2014 un sorriso da chi vuole produrre ed offrire e chi ama il prodotto italiano di qualità

Bello passeggiare fra padiglioni delle Fiere di Parma in occasione della edizione 2014 di Cibus. Si respirano non solo i profumi della terra italiana, gli odori di olio, vini, aceto balsamico, mozzarelle, pizza, pasta, dolci e tanto altro, ma si respira anche fra chi produce una forte voglia di esserci e di essere rappresentati soprattutto all’estero.

Mi imbatto in alcuni produttori che mi spiegano con grande orgoglio la qualità di ciò che espongono e producono da anni e le nuove idee sviluppate trasformando prodotti tradizionali in prodotti altrettanto validi ma rivolti al mondo goloso della grande distribuzione australiana, statunitense ed asiatica.  Progetti di sviluppo estero studiati e mirati a far si che gli sforzi di anni di generazioni, non siano stati vani.

Chi produce e commercia aceto balsamico da più di 4  generazioni esporta con soddisfazione il 58/65% del proprio prodotto, trovando soddisfazione  nel mercato di nicchia estero, disposto a pagare 300$ per  un aceto IGP extravecchio.

Chi ha tolto i vigneti per cominciare a produrre fichi e creare un prodotto slow food tutelato e di qualità, già confezionato per la catena estera.

L’Ente fieristico attento a questa maturata volontà di rivolgere il mercato alimentare  verso orizzonti diversi,  ha organizzato un breve quanto intenso  seminario con presenza di  esperti che sanno fornire indicazioni e risposte agli imprenditori che vogliono seriamente approcciare il mercato degli U.S.A. Si parla di registrazione FDA, di normative FCE-SID e di come il codice di regolamentazione  federale detti rigidi requisiti di etichettatura in continua evoluzione e cambiamento.

Insomma tanti piccoli campanelli da far suonare prima di fare arrivare i nostri prodotti italiani negli Stati Uniti. Dato importante  che viene segnalato: la richiesta del prodotto alimentare italiano è fortemente cresciuta,  tanto è che alla domanda  non corrisponde l’offerta nonostante fra il 2012 e il 2013 vi sia stato un aumento del 10% dell’esportazione agroalimentare. La curiosità è che i controlli degli organi competenti che vengono e verranno fatti sui produttori italiani da FDA verranno intensificati secondo quanto previsto da piano di sicurezza programmato  a tutto il 2016.

Che agli americani piaccia l’Italia e con la scusa dell’audit amino raggiungere” il bel paese” ? Non facciamoci trovare impreparati quindi.

Domani l’evento fieristico si chiuderà l’augurio è che i sorrisi rimangano e i buoni auspici anche.

 

Olimpia

 

 

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