Alla mezzanotte di oggi 30 aprile 2014 mancano 365 giorni dal via di EXPO 2015

Oggi parte il conto alla rovescia.

E noi imprenditori e non cosa ne pensiamo? Qualche coraggioso vuole lasciare un commento?!!

Intanto sul sito Expo 2015 contact si legge:

L’Expo quasi c’è. Ora bisogna fare in modo che raggiunga il suo obiettivo principe: trasformare il cibo Made In Italy nel nuovo design o – se preferite – nella nuova moda. Insomma, in una produzione di alto livello conosciuta, apprezzata e soprattutto commercializzata in tutto il mondo. In sostanza, c’è da creare una distribuzione globale e capillare per il nostro export agroalimentare, che è di qualità ma non ha a disposizione una rete adeguata per fare la differenza. Il primo passo, in questo senso, è stato fatto: organizzare un’esposizione universale a tema che vedrà confluire a Milano tutti i potenziali partner per il business che abbiamo in mente. Il passo successivo sarà quello di razionalizzare il processo di incontro tra domanda e offerta.

L’iniziativa “Expo incontra le imprese”, presentata ieri dalla Camera di Commercio di Milano insieme al Ministero per le Politiche agricole, serve esattamente a questo. Una piattaforma per il business gestita da Fiera Milano e PriceWaterhouseCooper dove le piccole e medie imprese del settore potranno entrare in contatto con operatori e investitori in modo da organizzare incontri b2b durante il grande evento. Il concetto di fondo, a voler ben guardare, non è troppo diverso da quello di molti social network: ci si registrerà a un portale online (al momento in fase di sviluppo), si cercherà l’anima gemella e ci si darà appuntamento. Certo, invece di corteggiarsi si farà business e che invece di cercare un buon film al cinema ci si vedrà all’interno di uno dei padiglioni dell’esposizione universale. Sia come sia, dal punto di vista commerciale conta solo che sia l’inizio di una storia seria.

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25 Aprile ed Enzo Ferrari Cavaliere e non solo. La sua resistenza. Gli imprenditori che fanno la storia

Collegare Enzo Ferrari Imprenditore, Ingegnere ed Ex Pilota Automobilistico e la resistenza, in un giorno come  è il 69° anniversario della liberazione, può sembrare inconsueto.

Quando vidi il film sulla storia di Enzo Ferrari, mi rimasero fortemente impresse alcune scene, per non parlare della sua storia di vita, piena di coraggio, positività, tenacia ed amore per l’Italia e per gli Italiani. Fra le scene due in particolare. La prima il momento in cui riesce con abilità ad avere  nel suo staff  l’Ing. Vittorio Jano, dimostrando una determinazione ed una forza d’animo e di carattere  che lo contraddistinse sempre nella sua vita, una frase in particolare: ” voi non ci siete riusciti ad averlo perché non avete acquistato i suoi sogni”.

La seconda quando  vede distrutta la sua  fabbrica dove lavoravano 60 operai; era proprio il periodo della resistenza e dice: “ci hanno fatto male ma siamo ancora vivi” e riparte prendendo da un baule gli ultimi progetti  e proiettando la nascita della Ferrari 125.

Quante volte la vita gli ha riservato momenti duri e quante volte è riuscito a rialzarsi e far rialzare la testa alla sua Ferrari : ” la concorrenza sarà sempre più dura, non voglio trattenere nessuno“; 10 anni dopo vendeva alla Fiat mantenendo la sua autonomia. Ne è sempre uscito, facendo delle pesanti esperienze della vita,  un bastone a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà.

E’ l’esempio di imprenditore sul quale riflettere proprio oggi, in un giorno di festa che viene quasi dimenticato o festeggiato quasi solo come ricorrenza e in un  anno 2014 in cui si parla di crisi come giustificazione di ogni situazione.

Ma crisi significa non essere in grado di superare i momenti di cambiamento. Dal 25 Aprile 1945 si cominciò a ripartire ricostruendo un percorso di cambiamento vero.

Sono i sogni a far vivere l’uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo.

                                                               Enzo Ferrari

Buona riflessione a noi tutti.

Olimpia

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“BRANDING” d’impresa – Siamo sicuri di averne capito il valore? Dobbiamo essere noi la matita colorata del nostro brand.

Tutti sanno che il “branding” è il processo che crea e trasmette l’identità e l’immagine di un’azienda. Chi pensa che tutto si possa concludere con l’individuazione di un bel logo e la pubblicità di un marchio, non ha sicuramente fatto i conti con la reale trasformazione delle dinamiche di mercato in atto. Oggi è il cliente consumatore che sceglie cosa comprare, non è il venditore che sceglie cosa immettere sul mercato. Le persone stanno iniziando a rimpossessarsi del proprio tempo e impiegano i nuovi spazi per ricercare valori, passioni e caratteri distintivi!  Essere differenti e distintivi ci rende unici e di valore, quasi come se la nostra azienda fosse un dipinto, un’opera d’arte che il cliente critico apprezza o squalifica.

Un quadro nasce dalla mano dell’artista (imprenditore) e dalla giusta mescolanza dei  colori ( dipendenti e collaboratori). Impariamo ad osservare attentamente le risorse umane che abbiamo in azienda; il brand di un’azienda  è fatto anche dalla somma dei singoli brand personali dei dipendenti! Dobbiamo quindi migliorare la percezione dell’azienda: la passione  e la personalità delle persone che  svolgono il proprio lavoro all’interno dell’impresa, è spesso il primo elemento a disposizione del pubblico per identificare il vero brand, riconoscerne valori, passioni o disconoscerne credibilità.  Abbiamo a che fare quindi con ben più di un logo o di un marchio colorato creato a tavolino! Che dite?

Ci sono poi gli amanti dell’arte moderna e gli amanti dell’arte fiamminga, diventa quindi importante per quanto possibile, sviluppare una categoria personale di servizi o prodotti riconosciuti distintivi nel nostro settore di azienda. L’X-Box non è altro che una console Microsoft, ma proviamo a pensare di parlare con un amico e dirgli: “ ho acquistato una console di Microsoft” ” ho acquistato una X-Box”. Di console ce ne sono tante, di X-Box una sola! Spero con questo esempio di avere reso l’idea.

Nell’immagine che ho scelto per questo articolo, trovate tante matite colorate, ognuna con toni diversi, tanti verdi, tanti grigi, tanti gialli, tanti rossi ecc. ecc. Noi manager  o imprenditori dobbiamo riuscire  a creare il nostro quadro che sarà il brand dell’impresa; la nostra reputazione  e rete di rapporti sarà il nostro vettore per trasmetterlo. Questo è branding di impresa, la nostra vera identità aziendale.

Volete sapere qual’è il mio colore preferito:  è la mano dell’artista che rende un colore caldo, passionale ed emozionante. Fare branding significa anche creare emozioni con i colori più spenti. Qual’è il colore di una nuvola? Il solo bianco o anche la mescolanza di giallo, blu e rosa?

Olimpia

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ANDIAMO OLTRE I MODELLI DI GESTIONE AZIENDALE TRADIZIONALI

Nelle organizzazioni anglosassoni e nord europee, si stanno diffondendo nuove pratiche per continuare a fare impresa; pratiche strettamente legate al modello di scuola di vita proprio della filosofia antica.

Non scandalizziamoci subito pensando sia l’ennesima trovata per sognare meglio, proviamo a rifletterci.

L’azienda è l’ambiente entro il quale donne e uomini che lavorano, vivono gran parte della propria giornata , luogo quindi dove trovano la loro realizzazione personale e dove si modificano e si mantengono gli ingranaggi del nostro sistema sociale, sottolineo modificano e mantengono gli ingranaggi, il luogo dove si creano dovrebbe essere la famiglia, se la famiglia non è presente e vive male  si creano addirittura .

Se siamo d’accordo su questo, possiamo cominciare a credere che vi sia un reale bisogno di sviluppare, all’interno dell’azienda e delle organizzazioni,  un percorso di attività che consentano di riflettere in modo controllato e condiviso gli aspetti del vivere l’impresa, di vivere le sue dinamiche e i sui problemi. La necessità quindi di attivare processi che portino a :

– valorizzare il fare e farsi domande

– allargare la visione aprendo le porte sul mondo

-sospendere il giudizio sull’andamento aziendale per riconfigurare soluzioni non preconcette

– aumentare la coerenza fra pensiero e azioni

– aumentare la consapevolezza del proprio potenziale.

Si stanno sviluppando dei laboratori che si propongono di trasformare il pensiero filosofico in strategie di impresa, l’obiettivo è di far comprendere che per uscire dalla spirale dello stordimento,  in cui molti imprenditori si trovano, si debba usare la riflessione filosofica.

Immagino il sorriso sulle vostre labbra! Vi assicuro che nel mio quotidiano il provocare riflessioni con:  domande, sviluppo di pensiero critico, logica di gruppo e ricerca di verità condivisa, è divenuto un indispensabile punto di partenza per mettere in pratica soluzioni che altrimenti rimarrebbero inapplicabili per non dire impossibili. Si arriva immediatamente dopo a dirci che le soluzioni erano  evidenti e sotto gli occhi di tutti, ma non si riusciva a leggerle e praticarne la fattiva applicazione.

Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso

Socrate

Che ne dite Socrate aveva ragione?  Riconosciamoci importanti e diamogli torto o ragione, ne sarebbe contento.

Olimpia

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Cambio generazionale diamoci una mano: potenzialità nascoste da portare alla luce

Mi è capitato spesso di entrare in aziende e vedere il cambio generazionale elemento di sofferenza personale e di impresa, quasi il venire a mancare l’obiettivo primo della propria impresa e della propria persona: la continuità, la proiezione dell’anima imprenditoriale negli anni. La commissione europea ci fornisce semplici ma altrettanto significativi dati statistici, pare da essi che solo il 33% delle aziende in Europa superi il primo passaggio generazionale, la percentuale diminuisce scendendo ulteriormente al 15% al secondo passaggio. In Italia dove ben l’80-90% delle imprese risulta essere a conduzione famigliare, si può sicuramente affermare che l’imprenditore  è un forte accentratore e la posizione del manager è spesso un diritto ereditato e non meritato, mentre il management esterno, che può accompagnare l’azienda nel passaggio generazionale, non viene valorizzato e si fatica a  vederlo come investimento  per il mantenimento e lo sviluppo del cuore aziendale.

Le criticità che si evidenziano sono:

. competizione fra vecchia e nuova generazione

. deleghe poco chiare per la nuova generazione

. scelta del nuovo leader non legata al merito

. assenza di chiare regole di governance.

Sicuramente il cambio generazionale non deve essere visto come un evento , ma bensì come un processo pensato e  costruito, possibilmente quando ancora l’azienda non si trova in difficoltà. La buona riuscita dipende molto dalla capacità ed “educazione” aziendale, rivolta alla accettazione di sfide e cambiamenti. Importantissimo è agire sulla famiglia perché i componenti  possano chiarirsi in modo trasparente e sincero, capire se vogliono essere coinvolti nella proprietà e nella gestione aziendale ed in quali ruoli. Spesso capita che non emergano per tempo volontà diverse da quelle viste come  dovute e che le risorse o doti proprie non vengano aiutate ad emergere per tempo. A breve termine, demotivazione ed incapacità portano l’azienda ad una forte sofferenza o alla chiusura. Un lavoro di management esterno può validamente accompagnare l’azienda in questo processo, serve professionalità, opportuni tecnicismi, capacità di fare coaching ed esperienza d’impresa consolidata.

La legge ci è poi venuta in aiuto con l’introduzione nel nostro ordinamento del ” patto di famiglia” L.55 del 14 febbraio 2006, la legge è è andata in deroga all’art 458 c.c che vieta i patti successori. Essenziale quindi è avere coscienza dell’aspetto, non sottovalutarlo e preparare la struttura con un processo mirato e ben preparato ed accompagnato.

 Decidete che una cosa si può e si deve fare e troverete il modo. Abramo Lincoln

 

Olimpia

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